Al païs d', n. 2 (1997), p. 3

 

 

 

 

Carissimo signor padre

 

31 gennaio 1558: finisce un mese d'inferno per i luesi, tra l'incudine degli Spagnoli acquartierati in Alessandria e il martello dei Francesi accampati nel bastione di Casale (ne ho parlato nel numero di ottobre 1996 de "Al païs d'", nel pezzo intitolato "Un mese tranquillo come l'inferno").

Quello stesso giorno, un giovane luese che milita nell'esercito spagnolo, Gerolamo Della Piazza, scrive da Alessandria al padre suo, notaio e castellano a Lu, tra le cui carte ho trovato la lettera (Archivio di Stato di Alessandria, Archivio No­tarile del Monferrato, mazzo 2988). Una lettera di 439 anni fa!

Da Milano giunto ad Alessandria con i suoi commi­litoni, dopo una marcia ca­rica di tensione, il giovane Gerolamo sa che tra dieci giorni le truppe in cui milita punteranno su Casale per stanare dal bastione l'eser­cito del Brissac. Il tempo brucia: dieci giorni, a po­che miglia da casa, dieci giorni senza poter salire fino a Lu ad abbracciare i suoi. Perciò scrive la lettera al carissimo signor padre, dove esprime la gioia di comunicargli che egli è sano e salvo, l'ansia di sapere come stanno i familiari, un pensie­ro al fratello Giovanni Matteo, anche lui soldato, infine una richiesta tenera nella sua materialità: quatro camise… tre o quatro par de scalzini (calzini) et alcuni panetti (piccoli panni).

Tra le stesse carte ho sco­perto una lettera di Giovanni Matteo, fratello di Gerolamo, scritta il 18 giugno 1558. E’ già cominciato l'as­sedio di Casale; Giovanni Matteo, per il padre e per Lu, deve dare il suo piccolo con­tributo, anche finanziario, alle operazioni militari. Poiché il padre tarda a mandargli i soldi, il giovane fa trasparire una certa impazienza. Come se non bastasse, è venuto a sapere che Federico e altri due fratelli non vanno più a scuola, ma vagano alla furfa per la campagna e le strade di Lu, cosa che non conviene.

L'ansia che percorre tutta la lettera si stempera per un attimo in una nota di colore: le pere moscatelle a Lu stanno già maturando e incominciano ad esser bone. Ah, se il padre gliene mandasse un cavagno!

Gianfranco Ribaldone

 

 

Qui sotto, il testo originale delle due lettere, nel loro vivace e popolaresco candore.

 

Qui sotto, le due lettere lievemente corrette nella forma e nella punteggiatura.

 

 

Carissimo signor padre

Gionto di Milano in Allessandria non ho voluto mancharecome è il debito d'un figliolo verso suo padre raguagliarli et darli aviso sì come cum questa mia li do nova che sono per la Iddio grazia gionto sano et senza periculo di francesi.

Il simile ancora sono desideroso intendere de tutti voi di casa et se non fusse il periculo grande de soldati non vi visitarei cum lettere ma ve visitarei presenzialmente ancora che io farei ogni sforzo per schivarli, ma non me voglio metter a questi periculi.

Di più ve mando quatro camise che sono tutte strazate quali sarette contento farmele aconzar o vero renovarle de altre quatro che fussero migliori de queste cum tre o quatro par de schalzini et alcuni panetti et vi prego quanto più presto a mandarmele ancora che non partiremo da qua sino a diece giorni.

Avvisandomi ancora che cosa è di Giovanni Matheo mio fratello et ancora de tutti de casa, a voi cum fratelli et sorelle di cuore me raccomando, facendo raccomandarmi a tutti i nostri parenti et amici.

Di Allessandria l'ultimo di genaro 1558.

Vostro bono et ubediente figliolo

Hieronijmo della Piaza

 

 

 

Carissimo signor padre,

giunto da Milano ad Alessandria, non ho voluto mancare al dovere di un figliolo verso suo padre, di ragguagliarlo e di dargli notizia, informandovi con questa mia che, grazie a Dio, sono giunto sano e senza pericolo di Francesi.

Vorrei avere buone notizie anche di tutti voi di casa. Se non ci fosse il grande pericolo dei soldati, farei visita a voi non con lettere, ma personalmente; sarei disposto a fare ogni sforzo per schivarli, ma non mi voglio mettere in questi pericoli.

Vi mando quattro camicie che sono tutte stracciate; vi prego di farmele rattoppare oppure di sostituirle con altre quattro che siano migliori di queste. Aggiungete tre o quattro paia di calzini e alcuni pannetti. Vi prego di mandarmeli al più presto, anche se da qui non partiremo prima di dieci giorni.

Fatemi sapere come sta Giovanni Matteo, mio fratello e come stanno tutti quelli di casa. A voi, come pure ai fratelli e alla sorelle, di cuore mi raccomando e vi prego di raccomandarmi a tutti i nostri parenti ed amici.

Alessandria, 31 gennaio 1558

Il vostro buono ed obbediente figliolo

Gerolamo Della Piazza

 

 

Signor padre mio honorando

Per mio signor barba Francesco vi ho scritto che fustevi contento di mandar li dinari quali ho impermutato dal figliolo di signor Bonifacio Colombo da Cucharo per dar al guasta­tore che ha lavorato per noi al bastion et ha finito la settimana ma di grazia saretti contento mandarli alla più presto acioche li possia restituir per che ad ogniuno basta il suo et se volette che un'altra volta lo passia richedere.

Dopoi intendo che le pere moscatelle incominciano a esser bone dil che vorria fustevi contento di mandarmene qua un cavagno per che so quel che mi valerano ma di grazia dil tutto vi prego a non manchar.

Anche intendo che Federico et li altri doi fratelli stano ogni giorno per quelle strade et campagne senza andar a scola il che molto mi maraviglio et duolo che habiate pensato di lasarli andar alla furfa cosa che non conviene et con questo a voi con mio cognato et fratelli et sorelle di cuor mi raccomando.

Da Casal alli diciotto di zugno dil 1558.

 

 

 

Signor padre mio onorando,

attraverso mio zio Francesco vi ho scritto pregandovi di mandar i denari per rimborsare il figliolo del signor Bonifacio Colombo di Cuccaro del prestito che mi fece per pagare il guastatore che ha lavorato per noi al bastione e ha finito la settimana. Vi prego però di mandarli al più presto per poter pagare il debito, perché ad ognuno basta il suo, se volete che un'altra volta io possa di nuovo chiederli in prestito.

Vengo poi a sapere che le pere moscatelle incominciano ad esser buone; perciò vorrei pregarvi di mandarmene qua un cavagno, perché so quanto mi saranno d'aiuto. Di grazia, vi prego di fare tutto quello che vi ho chiesto.

Anche vengo a sapere che Federico e gli altri due fratelli stanno ogni giorno per quelle strade e campagne senza andare a scuola. Perciò mi meraviglio molto e mi rammarico che abbiate pensato di lasciarli andare allo sbando, cosa che non conviene. Con questo, mi raccomando di cuore a voi e a mio cognato e ai fratelli e alle sorelle.

Casale, 18 giugno 1558.