Al païs d'Lü, n. 5(1988), pp. 3 e 8

 

 

 

Mons. Evasio Colli: un grande vescovo al servizio di quattro papi

Luesi illustri

 

Nella galleria delle personalità luesi fa spicco monsignor Evasio Colli, certamente una delle figure più prestigiose della Chiesa Cattolica per oltre mezzo secolo.

Nato a Lu il 9 maggio 1883 fece in tempo a ricevere una carezza e una significativa predizione da Don Bosco, che, in visita a Lu, alla madre Albina Demartini, che gli presentava il figlio per una benedizione, previde per il bimbetto un luminoso futuro al servizio della Chiesa.

E quale felice intuizione il santo monferrino avesse avuto si vide subito quando il giovane studente Evasio Colli, finiti gli studi nel seminario di Casale, si trasferì a Roma per conseguire, presso l’Università dell’Apollinare, le lauree in diritto canonico e civile, in teologia e filosofia.

Rientrato a Casale venne ordinato sacerdote il 5 novembre del 1905 da monsignor Gavotti e gli fu assegnata la parrocchia di San Germano, mentre ricevette l’incarico di docente di storia ecclesiastica e civile presso il seminario di Casale, dove in seguito insegnerà Diritto  Canonico e Sacra Eloquenza. In quegli anni diresse altresì il settimanale cattolico "Il corriere di Casale".

Nel 1915 è nominato parroco ad Occimiano e gli tocca il duro compito dell'apostolato tra le famiglie che hanno i figli in guerra. Fonda un'associazione di agricoltori e una cooperativa di consumo, costruisce un oratorio, un asilo, un teatro, restaura la chiesa ma soprattutto edifica ogni giorno tra i suoi fedeli la “chiesa” che conta: quella realizzata sulla testimonianza concreta della fede, che è altresì carità e giustizia.

Papa Pio XI lo nomina, nel 1927, vescovo di Acireale, in Sicilia, e la consacrazione è fatta dallo stesso monsignor Gavotti, che lo ordinò sacerdote, nella storica cattedrale di Casale il 30 ottobre.

Dal Monferrato alle falde dell’Etna è un forte distacco geografico e umano, ma monsignor Colli non è certamente il tipo che patisca le situazioni ambientali, come non ha sopportato passivamente, a suo tempo, le offese degli anticlericali più rozzi e le ha controbattute in accesi contradditori sulle piazze.

L’apostolato anticonformista e generoso di monsignor Colli conquista i Siciliani della diocesi di Acireale, coi quali condivise anche le angosce delle popolazioni delle falde dell’Etna minacciate da una delle ricorrenti eruzioni delle falde del vulcano.

Il 7 maggio 1932 è chiamato a dirigere la diocesi di Parma. Diocesi “difficile” quella di Parma; gente che l'animo passionale portava spesso a posizioni estremiste. Tra loro, monsignor Colli porta la prudenza e la saggezza dell'antico piemontese, venate peraltro da un certo garbato "umore" monferrino che i parmigiani apprezzano e sanno subito cogliere nella sua essenza profondamente umana.

Nell'aprile del 1939, allo scoppio della II guerra mondiale, Pio XII affidava a monsignor Colli la direzione dell'Azione Cattolica Italiana. Il clima politico in Italia si era fatto pesante, e il papa pensava, con la nomina di mons. Colli a Direttore Generale del grande organismo associativo giovanile, di sottrarre l’A.C.I. al pericolo di una nuova offensiva del fascismo contro di essa. E mons. Colli seppe assolvere l'arduo compito nel modo migliore, con intelligenza e coraggio, lasciando l'alto incarico nel giugno del 1944, all'occupazione di Roma da parte delle truppe alleate.

Un solo episodio di quanto fosse "scomoda" allora la carica di Direttore Generale dell'A.C.I. è data da questo scontro con le autorità fasciste della Repubblica di Salò. Nell'ottobre del 1943 il fascismo repubblicano tentò di far credere che l'Azione Cattolica Italiana avesse invitato i suoi iscritti a servire lo Stato repubblicano fascista. Mons. Colli smentì duramente la notizia, attirandosi le ire del famigerato e sanguinario gerarca repubblichino Roberto Farinacci, che minacciò vendette e ritorsioni.

Nel 1944 mons. Colli mostra come egli intenda, in modo prioritario ad ogni altra considerazione umana e religiosa, la sua missione di vescovo. L'episodio, di alto significato morale, lo racconta l'on.le Giulio Andreotti in due recenti suoi libri, ed esattamente in “Ad ogni morte di papa” (pagg. 42-43) e “De Gasperi” (pag. 59).

Il noto uomo politico, più volte Presidente del Consiglio e ministro, così scrive: ”... ebbi l'incarico (da papa Pio XII) di andare a Parma ad invitare quel vescovo che era anche Direttore Generale dell'Azione Cattolica a trasferirsi presto al Sud per non essere tagliato fuori dai contatti con Roma, la cui liberazione si attendeva per un tempo più vicino di quel che si verificò. Andai a Parma dove si viveva nell'incubo dei bombardamenti e di una repressione poliziesca molto acuta e crescente.

Mons. Colli mi pregò di dire al Papa che i suoi diocesani lo avrebbero giudicato assai severamente se fosse venuto via per mettersi in salvo a Roma: l'apparenza almeno sarebbe stata questa ed egli non si sarebbe mosso. Lo riferii nei termini più diplomatici al Santo Padre, che ne fu parecchio contrariato.

Era evidente che non gli piaceva di non essere ubbidito. Ma si arrese alla volontà di mons. Colli” (da "Ogni morte di papa").

E a Parma restò, dando aiuto e rifugio a quanti fossero in pericolo, senza guardare al colore della camicia, perché, come ebbe a scrivere,”non sarà mai possibile conciliare coll'odio la coscienza cristiana”. Tra i molti riconoscimenti ricevuti da mons. Colli per la sua azione a favore di tutti coloro che furono perseguitati a causa della guerra, fa spicco questa del colonnello tedesco Muhe, comandante della provincia di Parma, che attraverso le parole del suo aiutante, maggiore Junker, riconosceva “con grande stima la sua bontà e bravura d'anima con la quale è intervenuto tante volte nei tristi giorni della guerra per poter migliorare o anche salvare la sorte di tanti suoi connazionali. Io so pure che la città di Parma deve a mons. Colli per grandissima parte di essere stata salvata dagli orrori della guerra”.

A conclusione di questo breve profilo di mons. Colli, mi pare giusto lasciare la parola a lui stesso attraverso il frammento di una sua lettera pastorale del 1952, che è un coraggioso e lucido esame di coscienza della Chiesa, quella che approderà al Concilio Vaticano II: “L'aver separato troppo la giustizia della carità che della giustizia è animatrice e moderatrice; l'aver talvolta insistito nel dovere di assicurarci la vita eterna senza sempre ricordare il dovere e il bisogno di assicurare, a noi e agli altri, la vita terrena; l'aver forse predicato la salvezza dell'anima in modo da dimenticare che con essa si salva anche il corpo; l'aver anzi additato talvolta il corpo soltanto quale nemico del bene, come se l'anima non si servisse anche del corpo per il bene e come se il male non dipendesse essenzialmente dalla intelligenza e dalla libera volontà dell'anima; l'aver esaltato la rassegnazione più che il diritto di resistere all'ingiustizia, ha contribuito a formare, per reazione, quella tendenza materialistica che era già nell'agnosticismo dottrinale del Liberalismo e nella vita pratica del Capitalismo e che è fatalmente sboccata nelle dottrine e nella pratica del Comunismo”.

Fu un precursore del Concilio Vaticano II anche nella chiara percezione del ruolo e delle responsabilità apostoliche del laicato, tanto che Papa Giovanni XXIII lo nominò membro della Commissione Conciliare per l'Apostolato dei Laici, e tale nomina venne confermata dalla significativa elezione dei Padri Conciliari.

Il 5 ottobre 1955 celebrando il cinquantesimo di sacerdozio, papa Pio XII lo aveva nominato "arcivescovo ad personam" a giusto premio e coronamento di una vita interamente dedicata al servizio della Chiesa e degli uomini in un appassionato amore per il Cristo.

Il 13 marzo 1971 mons. Colli chiudeva la sua operosa esistenza terrena nel cordoglio e nel rimpianto di tutti coloro che lo conobbero e ne apprezzarono le doti umane, intellettuali e spirituali, e papa Paolo VI, suo estimatore dagli anni in cui era Sostituto alla Segreteria di Stato di papa Pio XII e poi arcivescovo di Milano, fu tra questi.

Pensando alle colline del suo Monferrato, e certamente al suo luogo natio, mons. Evasio Colli espresse nel motto (tratto dalla Bibbia) posto sul suo stemma vescovile l'amore per la nostra terra: "Audiant Colles Vocem Tuam" (Odano i colli la tua voce), cioè la voce di Dio, nel cui nome monsignor Evasio Colli generosamente e proficuamente lavorò nella evangelica vigna del Signore.

Giuseppe Colli