Al pas d'L, n. 9 (1988), p. 3

 

 

 

Canti suoni e balli (terza parte)

Robi dna vota

 

Intermezzi

Nello svolgersi ordinario dei servizi corali non mancavano curiosi episodi marginali, che coinvolgevano coristi e partecipanti alle funzioni religiose.

Durante una delle tante Messe cantate, un ragazzino, abitualmente seduto accanto al nonno impegnato nel canto, al momento del Prefazio raddrizza gli orecchi quando sente il prete che canta forte: "Gratias agmus...", parole latine che al suo orecchio arrivano come un ringraziamento a qualche ignoto personaggio e cio: "Grasia, Sagamus... ". Tira la giacca al nonno e gli domanda: "Chi ca l'era Sagamus?". Il nonno preso alla sprovvista gli sussurra: "Dop la Mssa, an feura, ta spig...".

Il ragazzino pazienta e appena fuori ripete la domanda: "Chi ca l'era Sagamus e se ca la facc, che 'I previ ai ds smp Grasia, Grasia...?". Il nonno prendendola alla larga e cammin facendo, lo informa: "T' da savi che quond u Signur al purtava la Crus, amms a tcc cui gidi c'ai lu maltratavu e ai lu sprisiavu, l' riv tac la c d'in om, cu stava pugi tac u so s e 'I ghignava, cun la fmma amms i dncc....".

"E u Signur a i dicc: 'Brav'om, am lasi pus la crus in mumnt a tac 'I vost mr...?' E cul om a i rispund da brt: 'Va per la to str, delinqunt da furca...!' E u Signur, tt malinconic, al l' uard fiss e po' a i dicc: 'Mi vag per la me str... ans la Crus... e ti t'andr per al str dal mnd... fin ca pasa n'atra vota...'. E da cul mumnt, cul om u gira per al mnd, sensa mai pud farmasi e smp amm cun sng sold an sacocia...

E po' u Signur, strac e umili, l cuntinu a prt la so Crus, donda la vota e scapisonda... e l' 'ncas druc... e dop in poc l riv tac in'atra c, cun in om aisil c'as crubiva la facia e 'I piansiva da la cumpasin... e u Signur a i dicc: 'Brav'om, am lasi per in mumnt pus la crus tac 'I vost mr...?'. E cul brav'om ben cuntnt e cun bela grasia a i dicc: Pusela, pusela pra, tont caurii, povrom, arpusevi. E alura u Signor l pus la crus contra l mr, s rfial in poc e i dicc: Grasia Sagamus! E fin tnt chi dra l mnd, as sentir smp a d tcc i me seguaci: Grasia, Sagamus...! E quond chi pregu e as visu d'mi, as visu anche d't...!".

Con questa gentile leggenda, fiorita sulla bocca di un vecchio cantore che aveva lo spirito di un veggente e la fantasia di un antico trovatore, pu fare il paio lallegro episodio del chierichetto che, dopo la Messa da Requiem, in sagrestia chiede al Parroco: "Perch Crispa e i cantur, quond chi contu u 'Dies ire' ai disu semp, Tu, Bamiru..., Tu, Bamiru... Se ca l' facc...?".

E il Parroco, per nulla spiazzato dall'ingenua domanda, con fare furbesco e bonario gli dice: "Ma l' semplice... Bamiru l' lAngiar ca l' la trmba... e u Signur i dis: 'Prstu, l' lura! Sgaccti, dii na bela sunada... Svggia i mort... chi sutu s e chi venu tcc ch... au Giudissi Universl...!.

Ah...! Ads i' cap... A l' u trumbeti du Signur...! Che bel! Ta... ta... taratat... taratat..." dice il ragazzino e se ne va allegro, saltellando e trombettando a piena voce, con le palme allungate e distese davanti alla bocca.

 

I corali della speranza

Di fronte ai campioni e ai coristi di fila, che componevano i gruppi fluttuanti dei vari cori, cera la massa imponente dei fedeli che sempre partecipava attivamente alle funzioni e, oltre a rispondere al coro negli abituali canti di inni, salmi, sequenze a strofe e versetti alternati, si produceva in esecuzione collettive - unitamente al coro - di canti liturgici, tradizionali e popolari che risuonavano pieni, fervorosi cadenzati nella navate gremite delle nostre chiese: "Tantum ergo" variati e solenni, "Tota pulchra", "Salve Regina", "Piet Signor" che esprimevano i pi profondi sentimenti cristiani e fondevano voci, anime e cuori, in un sovrumano slancio canoro, che sollevava la nostra gente umile e forte oltre le miserie della vita e dava speranza e fiducia nella pena di ogni giorno.

 

Rinnovamento e Polifonia

Pi vicino a noi, a cominciare dagli anni venti, si avverato un cambio di rotta, un lento ritorno delloriginario e genuino canto gregoriano, promosso da un vasto movimento liturgico che ha interessato tutta la Chiesa. E cos le Messe cantate da vivo e da morto erano eseguite da gruppi di giovani e di ragazze, guidate da viceparroci ben preparati e in pochi anni tutto il popolo stato in grado di partecipare coralmente al nuovo canto. Anche i Vespri sono stati cantati con i toni e i modi autentici e buona parte dei vecchi cantori si inserita in questo generale rinnovamento.

Anzi, quando si formata una nuova Cantoria mista, comprese cio le voci bianche delle ragazze, per la esecuzione di Messe polifoniche (a pi voci), il gruppo ancora efficiente dei vecchi cantori ha costituito la spina dorsale del nuovo Coro: "e fina 'Sculastica', ca l'era al p vecc d'icc cantur... arnuv, l'av tmp d'fa snti la so vus da tor... dumestic e l' rest al fundament cu sustniva la part di bas".

Insieme a lui anche "al Flipt, u Ricu d'Tncc" e diversi altri si sono aggregati al nuovo coro, in cui poi emersa la fluida voce tenorile "du Japuii - va savi che nom ca l'ava" che faceva il solista nelle grandi esecuzioni e cantava le romanze pi note in tutte le occasioni di feste e riunioni varie.

"E 'Sculastica', stavota snsa Crispa c'al lu tniva an rdna, ma tn per al brilt da u Ricu dla Trinit", lanciava i suoi... boati a volume frenato che si fondevano perfettamente con le altre voci, bassi, tenori, soprani, nelle fragorose e vertiginose fughe finali delle Messe solenni di Perosi, Refice e... Palestrina.

Questo nuovo corso del canto sacro si protratto fino a questi ultimi decenni e attualmente gruppi di giovani in continuo rinnovamento, guidati da D. Pier Giorgio, eseguono i canti domenicali e si alternano alla Polifonica interparrocchiale, diretta da Ernesto Casalone, nello svolgere i programmi per le grandi solennit. A completare il quadro dell'attuale situazione canora viva e operante la Corale "I Munfrint", pure diretta dall'Ernesto, che rallegra il pubblico di vari paesi e citt con canzoni sacre e profane, di tutti i tempi e di tutti i gusti, con armonizzazioni a volte sofisticate, che forse nobilitano il testo, ma certamente intaccano l'originario "sapore" popolare.

 

Gran finale

..."Sapore" ormai irrimediabilmente perduto, scomparso e naufragato nel clangore e nel frastuono della straripante nuova musica leggera, di tutte le matrici e di tutte le pi esotiche denominazioni, che investe le nuove generazioni con valanghe di canzonette belanti o di canzoni ruggenti e con bombardamenti a tappeto di ritmi tribali, martellanti e ossessionanti..., per cui invece di passare per ingenui, nostalgici e sorpassati ed assaporare nel sogno "le armonie del tempo che fu, ci diamo delle arie da allineati coi tempi che corrono e con quel po di fiato che ci resta, nel bailamme che ci esalta e ci frastorna, gridiamo: Forsa, fieui! Curagi, mati! Dii andrnta, pist i p! Tri al gambi a aus i bras! Sturtulevi, ans e anl! Cri tcc a perdi fi! Al Carv l cmansipi! Cmansipi per p fin, l in Carv da tcc i d!.

Bench monferrini e in pieno clima monferrino, ci viene in mente unesclamazione meneghina, di valore universale: La dra no! La dra minga!" E par di udire una lontana folla urlare inferocita: Menagrm, menagrm de Porta Cicca!.

Angelo Verri