Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, n. 12 (1994), pp. 271-272

 

 

 

 

Lu. La pieve di San Giovanni di Mediliano e il territorio circostante

 

La chiesa di S. Giovanni è ricordata in un elenco delle pievi della diocesi di Vercelli datato al X secolo (ferraris, 1938, pp. 92-93), e riveste un notevole interesse architettonico, in particolare nelle due absidi affiancate, poste ad E, e decorate da ampi arconi ciechi in cui si inseriscono finestre a spalle dritte, costituendo un insieme riferibile alla fine del X o all'inizio dell'XI secolo (magni. 1969, pp. 83-84; ferretti, 1986, pp. 363-364, nota 4).

L'edificio, non più officiato dopo la seconda guerra mondiale, era in condizioni di degrado, anche se lavori volti alla sua conservazione sono stati affrontati negli anni '80 ad opera del Comune di Lu e della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte. La volontà di iniziare le opere di consolidamento e restauro della pieve, unita alla presenza di materiali affioranti in alcuni campi circostanti in seguito alle arature - si tratta di alcuni frammenti di ceramica campaniforme  (venturino gambari, 1986) e di due monete di età augustea (di ricaldone, 1982, figg. 2 e 3), oltre ai reperti segnalati oralmente sul posto -, dava avvio, nell'anno accademico 1990-1991, ad un progetto di ricerca sulla pieve e sul suo territorio coordinato dalla prof.sa G. Cantino Wataghin, e iniziato con ricognizioni di superficie (per le prime considerazioni e per le indagini relative a questo periodo si vedano cantino wataghin, 1991 e demeglio, 1991).

Le ricognizioni e la raccolta di materiale sono proseguite nel biennio successivo: la scelta di condurle in modo intensivo su un'area di dimensioni non vaste ha consentito di individuare anche siti sconosciuti alla tradizione locale.

Il territorio sembra abitato in modo diffuso e senza soluzione di continuità da età preromana. Oltre alla presenza costante di frammenti laterizi di forma, dimensioni e impasti diversi, risultato probabilmente anche dalle continue operazioni agricole, si re­gistrano alcuni siti con materiale ceramico e, in misura molto minore, vitreo. Si tratta di contesti non omogenei per localizzazione e cronologia, e che testimoniano un'occupazione residenziale o funeraria o ancora incerta. Si segnalano in particolare una concentrazione di frammenti laterizi (coppi, tegole, suspensurae, tubuli), di ceramica comune e fine (vernice nera, pareti sottili, sigillata medio e tardoimperiale), di anfore e di lastre marmoree policrome, uniti a tracce di malta signina che fanno ipotizzare una villa data­bile tra I e IV secolo d.C.; un'area funeraria della seconda età del Ferro; un sito con funzione da precisare, dove frammenti di ceramica comune, che non sembra lavorata al tornio veloce, sono associati a coppi e tegole di età romana e ad un frammento di vernice nera.

Alle ricognizioni si sono affiancate due campagne di scavo all'interno della chiesa di S. Giovanni che hanno avuto luogo a settembre 1992 e tra la fine di maggio e l'inizio di luglio 1993. Le operazioni hanno costituito, con la verifica dello stato fondale dell'e­dificio, la prima indispensabile fase, ancora da ultimare, nell'ambito del restauro e del recupero dell'edificio. Le indagini sono quindi procedute per sondaggi a ridosso dei perimetrali N e S ed all'interno delle absidi, con alcuni problemi di comprensione dei dati non contigui.

La fase individuata finora come la più antica si pone tra tarda antichità ed alto medioevo, ed è documentata da una tomba alla cappuccina (T 5) che si trova parzialmente al di sotto delle fondazioni dell'abside settentrionale. Disposta in senso EW, è formata interamente da tegole, con un gamma impresso a fresco, che ne costituiscono, oltre agli spioventi ed ai lati brevi, anche il fondo; sul culmine si dispongono dei coppi. Da un altro saggio provengono poi alcuni frammenti di ceramica a vetrina pesante e di pietra ollare, oltre ad una decorazione di cintura in bronzo databile al VII secolo: si tratta di un pendente a becco d'anatra, con due fori per i ribattini che dovevano unirlo al cuoio, e con una decorazione incisa che è costituita, immediatamente al di sotto dei fori, da una croce con bracci diagonali e poi da vari occhielli di dado distribuiti sul campo rima­nente all'interno di una linea semplice che segue il contorno dell'oggetto.

Ad un momento successivo è da riferire una tomba disposta NS, di forma rettango­lare ma leggermente rastremata a S, e con alcuni laterizi sistemati di coltello sul lato breve opposto (T 7). Tale sepoltura si addossa ad un muro preesistente con lo stesso andamento, spesso circa 1,20 m e costituito da grossi ciottoli legati da malta tenace. In questa fase non ci sono elementi che testimonino la presenza di un edificio di culto che resta comunque probabile.

Contemporanei alle absidi (fine X - inizio XI secolo) sono poi alcuni elementi rinvenuti in diverse parti della chiesa. Si tratta di una pavimentazione in cocciopesto poggiante su un vespaio in ciottoli legati con malta, della base di un altare in laterizi collocato nell'abside meridionale, e di alcune strutture murarie ancora da chiarire. Una sepoltura terragna con alveolo cefalico (T 6) doveva trovarsi all'esterno dell'edificio, ma all'interno di un recinto in blocchetti di pietra.

Un battuto dì cantiere sigilla la situazione finora descritta. Si rialza notevolmente il piano di calpestio e si distruggono alcune strutture più antiche. Alcuni frammenti di ceramica graffita consentono di datare al XV secolo questi lavori. Interventi successivi mutano ulteriormente la chiesa che si avvia ad assumere l'aspetto che conserva ancora oggi nelle linee fondamentali, con la costruzione di un nuovo altare per focalizzare verso il centro lo svolgimento dell'azione liturgica e la conseguente elevazione di strutture che obliterano quasi completamente la vista dei due catini absidali.

La prosecuzione della ricerca dovrà colmare le lacune evidenziatesi ed approfondire i dati emersi al fine di ricostruire diacronicamente le dinamiche insediative del territorio relativo alla pieve di S. Giovanni di Mediliano.

L'intervento è stato possibile grazie al contributo finanziario della Regione Piemonte e alla collaborazione di Università di Torino, Soprintendenza Archeologica del Piemonte e Comune di Lu.

Paolo Demeglio

 

 Bibliografia citata:

CANTINO WATAGHIN G., 1991. San Giovanni di Mediliano: l'archeologia per la storia e la conservazione di una pieve e del suo territorio, in La pieve di San Giovanni di Mediliano a Lu. Dalla ricerca delle origini al recupero alla valorizzazione, Lu 1991, in stampa.

DEMEGLIO P., 1991. Ricognizioni archeologiche nell'area della pieve di San Giovanni (1990-1991), ibidem.

DI RICALDONE A., 1982. Appunti toponomastici sul territorio di Lu, Vercelli.

FERRARIS G., 1938. La romanità e i primordi del cristianesimo nel Bietlese, in // Biellese e le sue massime glorie, Biella.

FERRETTI F., 1986. Lenta. Santa Maria dei Campi. Una chiesa protoromanica, in Arte e storia di Len­ta, Vercelli, pp. 341-364.

MAGNI M., 1969. Sopravvivenze carolinge e ottoniane nell'architettura romanica dell'arco alpino centrale, in ArtLomb, XIV, 2, p. 77-87.

VENTURINO GAMBARI M., 1986. Lu Monferrato (AL). Rinvenimento di ceramica campaniforme, in QuadAPiem, 5, pp. 181-182.