Al païs d'Lü, n. 6 (1989), p. 3

 

 

 

I Nocc Maestar . Fuori Classe e Super-Stars (prima parte)

Robi d’na vota

 

Tipi emergenti

Ad ogni anziano che ripercorra e rimugini il passato capita di riavere qualche soprassalto emotivo incappando in qualche singolare vicenda, in qualche stravagante “tiretto”, in qualche “personaggio” di spicco o addirittura “fuori serie”, che sollevano un cumulo di ricordi e fanno venire il “magone” in cuore o il sorriso sulle labbra per le sorprese, le stranezze, le battute e le mattane che, di colpo, si presentano alla mente, vive e inserite nel contesto e nel clima del loro tempo.

Tipi strani o personaggi di un certo rilievo, che si distinguono dalla massa proprio perché più vivamente si sono inserite in essa, facendo da perno e da centro di attrazione e di aggregazione, vivacizzando la vita paesana e dominando la scena e la cronaca locale.

Naturalmente emergono i soggetti che già occupano una posizione di prestigio ed esercitano una funzione e un'autorità che li espongono all'attenzione popolare, suscitando rispetto, curiosità, pettegolezzi e reazioni imprevedibili a certe estrosità e stranezze, piene di risvolti eccitanti, comici e divertenti.

 

La Maestra Maria

Se facciamo scorrere, ad esempio, le figure così popolari di certi maestri e maestre della nostra lontana infanzia, scopriamo alcuni tipi che hanno lasciato in noi tracce indelebili di vario genere, mentre altre figure si sono dileguate senza lasciar segno.

E così, seguendo l'onda dei ricordi di scuola, arriviamo di botto alla “MAESTRA MARIA”, già allora figura leggendaria della vita scolastica, dal personale minuto e quasi insignificante come fisico e già anziana, ma con due occhi vivi e penetranti e con una carica di energie comunicative e di fervore didattico, che la spingeva a girare fra i banchi, a scrollare uno per uno gli allievi della prima elementare e con nervosi pizzicotti alle braccia incitava i più zucconi e i più indolenti, con gli occhi fiammeggianti e gridandogli in faccia: “Svegliati, marmotta!...” o direttamente in dialetto: “Marmota…! Marmota...! e gli scrolloni sostituivano il richiamo verbale al risveglio... Era il primo impatto con la scuola, ove venivamo dirozzati e alfabetizzati con procedimenti collettivi, corali e ritmici, con cantilene di dubbia efficacia didattica, ma comunque sufficienti a imprimere in mente, alla rinfusa, vocali e consonanti, sillabe e parole.

A cominciare dalle aste, la scrittura era una faccenda seria e ci voleva tutta la pazienza della Maestra a collocare fra le dita dei più rozzi e arrembati l'asticella della penna, che scivolava da tutte le parti, col pennino che inciampava ad ogni movimento e lasciava sul quaderno delle decorazioni di macchie e sprizzi che erano la desolazione degli apprendisti maldestri e la disperazione della Maestra, sempre più infervorata nel distribuire i suoi moniti verbali e i suoi incitamenti pizzicanti...

Ai più restii e pasticcioni erano riservati scrolloni di particolare efficacia pedagogica e didattica e pizzicotti bilaterali con torsione contraria e progressiva che, se non imprimevano i caratteri insieme a vocali e consonanti, lasciavano segni evidenti e simmetrici nelle braccia tenere e minute dei bambini: e nessuno sa quante “marmotte” in vita sua ha disturbato ed evocato l'eccitata e vibrante Maestra Maria, con la sua boccuccia sdentata e la sua vocetta stridula e penetrante... “Al mami, dal culùr e dau nümmar di nisô, ai calculavu près a poc al gradu d'siënsa di so fieûi e ai parsimavu, dì per dì, se ca iavu amparà a scola...

E a la vista d'tücc cui nisô, as cunsulavu: Toncc nisô, poca siënsa... lu sômma, ma ciau... an fônd, l'è mèi poc che nënta...!

 

Un nome aulico

Poi si passava quasi tutti alla seconda, nel cosiddetto Salone, ove si ammassavano, allora, settanta e più ragazzini: in quell'immensa aula imperava un tipo eccezionale di Maestro, che abbiamo già incontrato in queste note di vita paesana, come brillante organista e intravisto come estroso insegnante, in atteggiamenti inconsueti e stravaganti.

Figura decisamente prestante, slanciata, aristocratica, portamento fiero e andatura sostenuta ed elastica, capo eretto, sguardo sicuro e quasi spavaldo, l'Arcadio passava per le nostre strade dominandole dall'alto e raccogliendo ossequi e saluti deferenti, come un monarca riconosciuto ed indiscusso.

Ma nelle private conversazioni fra gli allievi e fra la gente minuta, l'aulico e classico nome “Arcadio” era comunemente sostituito da una strana espressione fatta di due parolette volgarucce e scanzonate, usate correntemente con naturalezza e senza punta di malizia. Come sia nata e diffusa fra noi nessuno lo sa: la potrà sussurrare all'orecchio dei curiosi qualche allievo superstite, che forse “as grata ancura adès al bargnochi ans la testa, chi carsivu cmè i fòns sutta al svarslà decisi e precisi d'BA... cioè, dl'Arcadio... dall'alto dei banchi...”. Parrà strano, ma la sua stravagante specialità era quella di saltare agilmente sui banchi, di passeggiarvi sopra, su e giù per le file, a passi bilanciati e calibrati, roteando una lucida e micidiale bacchetta di nocciolo, degna di tanto altolocato prestigiatore e acrobata, in funzione di castigamatti.

Da tale posizione sfidava giganti del cielo e della terra anche se alti come la torre che stava di fronte, a due passi, mentre sovrastava la massa degli scolaretti, pronti, rannicchiati e divertiti, ma... occhio alla verga! Come in sogno risentiamo anche le sue lezioni, i suoi dettati e i problemi incomprensibili che svolgeva alla lavagna...

Ma incisa, fissata nella memoria è un'altra figura... dominante dall'alto... quando... con fiero aspetto, baffi irti e puntuti, petto all'infuori, incedeva solenne a passo d'oca, scandito sul pianale dei banchi, che scricchiolavano e coprivano i guaiti dei “bergnoccolati” e i soffocati ridacchi degli scampati.

 

Maestro dei professori

.. .A distanza di anni… un piccolo gruppo di suoi ex-allievi, riuniti all'Istituto Gonzaga di Milano, ebbe la sorte di incontrare e rivedere il vecchio maestro: erano presenti personalità importanti nell'ambiente dell'istituto, fr. Costanzo Scudo, fr. Afrodisio Trisoglio, fr. Gioviniano Negri, fr. Giovannino Verri, fr. Edoardo Milanese, fr. Celestino Astori e qualche altro.

Fu una memoranda serata conviviale, rallegrata dai nostri vini e inondata da una piena di ricordi nostalgici, dai contorni ormai sfumati dal tempo.

L'Arcadio era ancora lui, dritto come un fuso, affilato, baffi provocanti alla Guglielmone, ma addolcito e trasfigurato dall'età, e sgranava i suoi ricordi con la dolcezza del nonno che parla ai suoi nipoti, “i bimbi” - diceva lui - dei tempi lontani, ormai fatti grandi, inseriti ed affermati nel campo della cultura e della scuola.

E lì in quella ritrovata atmosfera famigliare e paesana - al di fuori ed al di sopra di tutti i suoi trascorsi giovanili di “saltimbanco a sfondo didattico e pedagogico” - era ancora lui che, animato dagli ultimi guizzi dell'antico brio, forte della saggezza e della dolcezza della sua veneranda età, faceva da maestro a quel nutrito gruppo di Professori affermati, collaudati ed in piena attività, che lo ascoltavano commossi e attenti come scolaretti, mentre con la fantasia lo proiettavano sulla scena fatidica del grande “Salone” e - divertiti e sorridenti - lo rivedevano scattante ed imperante, con in pugno lo scettro di rusticano, lucido e vindice nocciòlo...

Angelo Verri