Al païs d', n. 3 (1978), p. 1

(già in «Corriere vinicolo», 19-26 dicembre 1977)

 

 

 

I vini di Lu Monferrato molto graditi a tanti personaggi

Curiosando tra gli archivi monferrini

 

I vini del Ducato di Monferrato, abbiamo documentato su queste colonne, in molte occasioni, furono nel corso della loro plurisecolare storia sempre assai graditi ed apprezzati da un'infinità di personaggi. Agli elenchi da noi pubblicati dobbiamo aggiungere i nominativi dei militari francesi, spagnoli, tedeschi che per tutto il secolo XVII nel corso della tragica guerra di successione per i ducati di Mantova e di Monferrato si avvicendarono nelle nostre terre riducendole a mal partito. Tra le località più tartassate dalle soldataglie citate appare il luogo dì Lu, posto, è noto, ai margini del Ducato, al confine con il Contado di Alessandria. Sull'alto crinale, precipite pericolosamente su valli apriche, Lu appare ancor oggi ricco di torri e di ricordi storici. Un tempo era un "oppidum" fortificato assai noto per la produzione di vini squisiti. Talmente buoni ch'essi furono per lo sventurato paese quello che è il miele per le mosche.

Un appassionato bevitore doveva essere il notaio Pietro Francesco Firuffini, che rogò a Lu dal 1634 al 1660. Nelle filze dei suoi minutari, conservate presso l'Archivio di Stato di Alessandria, troviamo sulle copertine delle cartelle e sul dorso di molti atti notizie assai curiose sui vini e sulle viti. Il Firuffini amava segnare anche i giorni della settimana con il corrispondente se­gno astrologico, anziché con il nome usuale. «Il vino posto nelle vasselle quando il sole è nel Toro sarà migliore». «La vite va scorciata con il sole nello Scorpione e nel Sagittario» e via dicendo. Strana  mescolanza di astrologia e di agricoltura, non eccezionale però nel secolo XVII.

E' il Firuffini a fornirci preziose notizie sui saccheggi dei vini locali da parte delle soldataglie nemiche. Sotto la data del 2 novembre 1641 ecco una memoria che s'innesta nel maggior quadro della storia monferrina di quel tempo. Un anno prima le truppe iberiche guidate dal marchese di Leganes erano state disfatte, nella clamorosa battaglia presso Casale, da quelle francesi al comando del conte di Tarcourt. Nell'agosto del 1641 a Fubine, terra confinante con quella di Lu, si erano accampate «turme militurn equestrium neapolitanorum», le quali torme, come scrive il Firuffini, saccheggiavano i dintorni.

I soldati napoletani intimarono agli agenti della comunità di Lu di portare ciascun giorno a Fubine «tres vini hexacongios, vulgo botalli» sotto pena del saccheggio del borgo in caso d'inadempienza della comunità di Lu. La contribuzione era grave ed il comune di Lu riuscì da agosto ad ottobre ad ottemperare all'imposizione. Ma sia per carenza di vino, sia perché stanchi della coercizione, in ottobre quei di Lu rifiutarono il vino ai soldati accampati nella piana di Fubine. La ritorsione fu immediata. Il 18 ottobre, rammenta il nostro notaio, i napoletani occuparono il borgo «sub colore hospitationis». Non appena resi padroni del luogo, si scatenarono in un saccheggio infernale. Costrinsero i villici a caricare su carri bottalli e botti del loro miglior vino e per tutelarsi presero in ostaggio i più facoltosi abitanti che recarono con il bottino a Fubine.

Subito la comunità chiese il permesso al Duca Carlo Gonzaga di poter vendere «libras tres registri pro solvendas contributiones» e per riscattare con adeguate partite di vino gli sventurati ostaggi. La concessione ducale giunse rapidissima il 31 ottobre successivo. Non sappiamo come finisse la vicenda, perché a questo punto posò la penna per riprenderla alcuni anni dopo, nel 1649, quando «molte torme di soldati, tanto di cavalleria che di fanteria, francese, spagno­la e tedesca sotto il co­mando del colonnello Fortmastrer», attratti dal vino di Lu, giunsero in paese esigendo tutta la produ­zione locale che, imbotta­ta, fu trasferita nei loro accampamenti. L' «Onus hospitationis», precisa il Firuffini, fu in quell'occasione tanto grave «quod maior pars hominum loci relinquit domus et quicquid in eis repertum fuit fugam arripuit». Il danno arrecato ai villici fu terribile in quel 1649 perché la produzione della vite era il maggiore se non l'unico sostentamento dei monferrini.

Ma i soldatacci ghiotti del vino che nel 1641 e nel 1649 avevano saccheggiato il borgo dovettero passar la voce ai commilitoni, così che per circa un decennio, dal 1649 al 1660, la soldataglia di passaggio (ed era molta e fitta di brutti ceffi d'ogni banda d'Europa) non poteva fare a meno di salire a Lu per «bersi un bicchiere». Ma non si trattava del classico bicchiere o della solita bottiglia. I mercenari francesi, spagnoli, tedeschi brutalmente asportavano la produzione locale lasciando i disgraziati contadini in miseria.

Il Firuffini riprende la penna per narrare come altri «milites» nel 1651, nel 1653, nel 1655, nel 1658 e nel 1660 al comando di questo o quel comandante, una volta spagnolo (don Inigo de la Fuentes) un'altra france­se (il barone di Rabatin) quindi tedesco (il colonnello Rambaldo von Wreimester) e via di seguito, salissero allo sventurato paese per eseguire gli approvvigionamenti di vino, asportando senza misericordia non soltanto bottalli e vasselle, ma le suppellettili e prelevando ostaggi, liberati a prezzo altissimo.

Nel 1660 il nostro notaio cessò la professione e noi non conosciamo se negli anni successivi altri «milites» abbiano preso i bottalli di Lu. Sappiamo però che fino al 1708 il Monferrato fu teatro di guerre cruentissime e quindi nulla ci vieta di supporre ulteriori «prodezze» di quei sacripanti franco-ispano-germanici in quel di Lu, alla ricerca dell'ottimo vino locale che tanti guai procurò in quei secoli torbidi per la nostra Terra.

G. Aldo di Ricaldone