Al païs d'Lü, n. 7 (1989), p. 3

 

 

 

 

Na Mitra e in Pastural an vista… a fîn d’avùst

Robi d’adès

  

Promozione sul campo

Tempo fa abbiamo dato la notizia che uno dei più prestigiosi rappresentanti delle vocazioni luesi è stato elevato alla dignità abbaziale e ora, per iniziativa del nostro parroco D. Mario Meda, la comunità parrocchiale di S. Valerio intende onorare con una giornata celebrativa e con un dono adeguato ed espressivo il nostro caro e valente Dom Valerio Cattana, da qualche mese Abate del Monastero benedettino Olivetano di S. Benedetto in Seregno.

Si presenta per noi la propizia occasione del primo anniversario della inaugurazione della nostra Cappella delle Vocazioni, così ben riuscita e da tutti ammirata.

Il novello Abate ha già concordato con il nostro parroco la sua partecipazione alla festa, che si terrà l’ultima domenica di Agosto, e celebrerà una Messa Solenne, durante la quale inaugurerà una preziosa Mitra ricamata, che insieme con il Pastorale è il simbolo e l’insegna della dignità abbaziale.

 

Se chi bitavu an testa dach’indrera…..

Fin dai primi tempi del Cristianesimo Papi e Vescovi hanno usato copricapi di varia forma nello svolgimento delle funzioni sacre: l’attuale forma della Mitra con due falde a cuspide deriva dalla trasformazione di fogge primitive e anche ora questo copricapo prestigioso è riservato a Papi, Cardinali, Vescovi, Prelati e Abati.  Ma solo il Papa cinge la Tiara o Triregno, così detto perché costituito da tre zone o meglio da tre corone regali sovrapposte, a significare i poteri spirituali sulla Chiesa, conferiti da Cristo a Pietro (“ Io darò a te le chiavi del Regno dei Cieli...”) e che Pietro e i suoi successori esercitano sulla terra, nella Chiesa, in via di purificazione nell’aldilà, e nella partecipazione alla gloria del Regno dei Cieli.

 

Triàngul e culur viv, ramuliva e spighi d’or…

Il modello che presentiamo in fotografia è stato disegnato dal nostro compaesano arch. Don Angelo Verri, stravecchio progettista di chiese, arredi e paramenti sacri che per la prima volta però si cimenta con una Mitra, indumento sacro reperibile già confezionato in serie con criteri commerciali.

Ma nel nostro caso questo oggetto sacro va caratterizzato da elementi specifici del nostro paese e personalizzato da precisi riferimenti al destinatario, caro a tutti noi, degno di alta considerazione e fiore all’occhiello della nostra comunità parrocchiale.

Per questo il progettista, già vecchio amico del padre e ora paternamente amico ed estimatore del figlio, si fa interprete della nostra gente nel concepire e nel comporre il suo progettino, eseguito poi gioiosamente con l’esperienza dell’antica età e con un residuo di giovanile e quasi baldanzoso entusiasmo.

E così, definita la forma della Mitra, ha scelto gli elementi decorativi e simbolici che la ornano e ha adottato uno schema a scomparti geometrici e cromatici in cui si inseriscono evidenziati ed espressivi i simboli dell’olivo  e del grano e sono messi in rilievo, al centro della composizione, gli stemmi della Congregazione benedettina di Monte Oliveto e del Comune di Lu. La Mitra ha due facciate, la frontale e la posteriore, identiche nella forma e nella composizione decorativa.

 

Stemmi araldici e raggere dorate

Le vistose fasce orizzontali di base, sormontate dalla fascia verticale al centro, accolgono le foglie stilizzate di olivo collocate “a ramo”  tra i triangoli di colori alternati.

Nel punto di incontro delle fasce e proprio al centro del frontale è collocato lo stemma olivetano, costituito da tre monti stilizzati, sormontati dalla Croce e contornati da ramoscelli di olivo, mentre nella parte posteriore è collocato nelle corrispondente posizione un simbolo composito, che riunisce i segni ed i valori delle nostre più belle tradizioni religiose e civili.

Al centro campeggia l’antico stemma di Lu, con la luna falcata e le tre stelle, sormontato dalla corona turrita e contornato da fronde di alloro e di quercia, mentre ai fianchi sono bene evidenziati i due caratteristici emblemi del nostro paese: la storica e veneranda torre e lo svettante campanile di S. Maria.

Questi preziosi e significativi elementi, distribuiti con rigore compositivo e con efficace risalto decorativo, costituiscono la struttura portante della composizione, arricchita e completata da una luminosa raggera di “spighe d’oro”, che sono il frutto, il segno, il simbolo più noto ed espressivo dei nostri campi, il prodotto sostanzioso e famigliare che dona il pane della vita naturale e quella della vita sovrannaturale, l’emblema secolare che segnala e caratterizza il martirio e la gloria del nostro Patrono S. Valerio, scandisce la vita e la storia del nostro “benedetto e segnato” Paese e costituisce anche un chiaro e fausto riferimento e un evidente legame con la persona del Novello Abate Valerio, per una felice e augurale omonimia.

  

Spighi e nummar per i dui VALE’

Proprio per questo è stata inserita al centro della banda verticale una bella spiga che svetta al vertice della Mitra e sono state distribuite sui fianchi le spighe sorelle e leggermente inclinate, che sembrano vibrare di commozione e di gioia.

E così, per puro caso, seguendo solo un ordinato schema distributivo, ci si è trovati – non senza sorpresa – ad avere collocato, per ognuna delle due facciate, una spiga centrale e cinque spighe per ogni lato, cioè una mezza corona di undici spighe per ognuna delle due facciate, pari ad una corona completa di 22 spighe, che vedremo partire a raggera dal capo incoronato dell’Abate Valerio e delicatamente incurvarsi in devoto e figliale omaggio al Santo Martire nostro Patrono, seguendo misteriose linee di forza tracciate a caso, ma forse arcanamente guidate… Spighe nostrane, spighe di campo, idealizzate e trasferite nell’ambito di una tradizione di fede e di arte, misticamente trasfigurate in corona di gloria, dolcemente sospinte dall’onda osannante del popolo in festa, che proprio il 22 gennaio per secoli ha celebrato – e ancora celebra nella domenica più vicina – le lodi e le glorie del suo Santo Patrono. 

 

La PAS tra Preghiera e Travai

Scendendo dal vertice luminoso verso la base della Mitra troviamo, attaccate al bordo inferiore, due nobili bende decorate da simboli e ornate di frange d’oro: le sue bende penderanno dalla nuca dell’Abate e si poseranno sulle sue spalle, concorrendo efficacemente a donare quel senso di sacrale ieraticità e di spirituale autorità che tutti i paramenti sacri già conferiscono. 

Nella parte inferiore delle bende spiccano due composizioni di tipo araldico che illustrano due motti famosi e caratteristici dei monaci benedettini: il primo, ORA ET LABORA – prega e lavora – che presenta le fiammelle di due lucernette in campo celeste e un libro e due vasetti con penne e pennelli in campo blu; il secondo, PAX, sormontato dall’arcobaleno, in campo indaco e celeste, e nel campo inferiore, mari monti e terre coltivate.

L’esecuzione di questo delicato e impegnativo lavoro di Arte Sacra è affidata alla famosa “Scuola   Beato Angelico” di Milano ed è già in corso presso la Sezione Ricamo.

  

S. Benedetto tra dui VALE’ cun la Mitra…

Questa mitra preziosa, che vuol essere una sintesi dello spirito benedettino e della tradizione religiosa di un paese agricolo, sarà il dono che il Parroco e la comunità parrocchiale di Lu offrirà all’Abate Dom Valerio Cattana nell’ultima Domenica di Agosto, primo anniversario della inaugurazione della nostra Cappella delle Vocazioni.

La data è stata scelta perché ritenuta la più adatta per tutti i presenti in paese e per quanti da fuori intendono partecipare alla festa.

E’ una buona occasione anche per le nostre Vocazioni di tornare in paese a rivivere gli entusiasmi e a manifestare stima, affetto e felicitazioni a uno dei nostri elevato alla dignità abbaziale: il caro, mite, colto e saggio Don VALERIO CATTANA, cresciuto fra noi e formato alla scuola di S. Benedetto, ove di sicuro l’ha indirizzato e guidato il Pastore Vescovo e Martire VALERIO, ormai... – osando proporre un  audace e simpatico accostamento – suo Collega mitrato e sempre nostro Patrono amato e collaudato.

Angelo Verri