Al païs d'Lü, n. 3 (1988), p. 3

 

 

 

Luigi Onetti, il pittore dei contadini

 

Benché le storie dell'arte siano avare di citazioni per il luese Luigi Onetti, questi  può essere giustamente considerato uno dei più validi pittori piemontesi del primo Novecento operanti su scala nazionale.

Purtroppo nocque all'Onetti la sua militanza nel partito socialista anche durante il ventennio fascista, proprio quando più vitale era la sua stagione creativa e più intenso avrebbe dovuto essere il suo lavoro artistico, e che viceversa patì inaccettabili discriminazioni ideologiche.

Ma l’Onetti, testardo come tutti i luesi quando sono convinti di essere nel giusto, non si piegò a patteggiamenti con le gerarchie culturali fasciste e fu emarginato e dimenticato.

Non mi risulta, del resto, che neanche i suoi compaesani lo abbiano onorato per quanto valeva e gli era dovuto. Mi auguro lo facciano presto.

Onetti era dal canto suo un uomo schivo di onori e di riconoscimenti artistici, anche se questi fortunatamente non gli mancarono.

Io lo conobbi, ormai vecchio, a Torino, nel suo studio di via Ormea, e gli diedi la gioia di  includere il suo nome in una enciclopedia di cultura da me diretta. Tratteggiai inoltre Ia sua carriera artistica in alcuni articoli, e lui ne fu lieto, soprattutto perché io ero un luese. Sentiva molto, infatti, i legami con la sua terra d’origine, che aveva fatto da soggetto e da sfondo in molte sue opere.

Luigi Onetti era nato a Lu il 25 luglio 1876. Dotato di una istintiva vocazione artistica e di una grande capacità espressiva, frequentò la prestigiosa Accademia Albertina di Torino, dove si diplomò e dove, nel 1909, tornerà come apprezzato insegnante di figura.

Ritengo sia inutile mettere l'accento sulle qualità tecniche che presuppone tale inca­rico, ma l'Onetti possedeva una straordinaria padronanza del mezzo pittorico.

Ancora prima di intraprendere l'insegnamento, a soli 23 anni, nel 1898, in occasione della prima Quadriennale d'arte vinse il premio della stampa con il quadro altamente drammatico "Il pazzo". Nella Quadriennale del 1902 il referendum tra i visitatori della mostra lo proclama vincitore assoluto con il trittico "L'amore, il lavoro, il dolore", che Onetti aveva dipinto a Lu, utilizzando come modelli alcuni contadini del posto.

Nel 1904 vinse a Monza il premio più importante con lo stupendo ritratto della moglie, un classico esempio della miglior ritrattistica italiana.

A dimostrazione della sua grande capacità espressiva nei confronti della figura umana, nel 1906 Onetti realizza il magnifico ritratto di Giacomo Leopardi, al quale il pittore conferisce una forte atmosfera drammatica.

È ormai un pittore affermato e nel 1911 gli viene commissionata una serie di 18 dipinti per l'Esposizione Mondiale di Torino. Il tema è sempre quello a lui congeniale: il lavoro dei campi, con particolare riferimento alla coltivazione delle bietole, in quanto i committenti sono gli industriali dello zucchero.

La straordinaria abilità nella realizzazione di grandi opere a soggetto sociale e sul lavoro degli umili, farà affidare, dopo la prima guerra mondiale, all'Onetti l'incarico di dipingere i tre grandi quadri "La bufera", "Il lavoro" e "La fatica" che orneranno il salone della Camera del Lavoro di Torino, e che purtroppo andranno successivamente distrutti da un incendio appiccato dai fascisti.

Le fotografie che ci restano dei dipinti ci mostrano la forza del realismo espressivo dell'artista, che affidava alla estrema semplicità dei sentimenti e delle emozioni la potenza del suo messaggio artistico e del suo credo sociale.

Anche Lu ospita alcune opere di Onetti. Nella Cappella del Crocifisso della chiesa di S. Maria due tempere del nostro pittore raffigurano rispettivamente "Gesù Cristo alla colonna della flagellazione" e “l’Ecce Homo". Nell'abside della chiesa di S. Giacomo due piccole tavole a mezzo busto di Gesù Cristo e della Madonna completano la presenza luese dell'Onetti. Sono chiaramente tutte opere giovanili, ma rivelano pur già chiaramente le grandi qualità figurative dell'Onetti.

Recentemente la Regione Piemonte ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica e del mondo artistico, collocando nel salone del Palazzo della Regione, al posto del notissimo quadro di Pelizza da Volpedo "Fiumana", due dei grandi quadri che l'Onetti aveva dipinto nel 1911 per la più grande delle Esposizioni Internazionali di Torino.

Il riconoscimento postumo del Parlamento Regionale del Piemonte al grande artista luese, morto povero a Torino nel 1968, non ci fa dimenticare il grave torto che la critica artistica italiana ha commesso nei confronti di un artista che, disdegnando salotti e alcove o camarille artistiche e politiche, ha unicamente esaltato il duro lavoro e l'impegno sociale degli uomini, con una dedizione totale all'arte.

Un esempio di probità artistica e una lezione di stile personale di vita che non devono essere dimenticati.

Giuseppe Colli