Al païs d', n. 7 (1995), p. 3

 

 

 

 

Le origini della chiesa dei Martini

 

Nel settembre dell'anno 1782 un prete nato e residente alle cascine De Martini, il canonico Giuseppe Maria Demartini, della Collegiata di S. Maria Nuova in Lu, intravede la possibilità di realizzare un sogno che da tempo coltiva: costruire nel borgo natio una piccola chiesa campestre.

L'occasione gli viene offerta dalla Confraternita di S. Biagio, desiderosa di demolire la piccola e antichissima chiesa di S. Sebastiano, che nell'omonima contrada, su terreno della Confraternita, a circa un quarto di miglio da Lu e a un miglio dal cantone De Martini, è ormai in rovina e ricettacolo di vagabondi.

L'idea geniale di Giuseppe (cosi, per brevità, chiameremo il canonico Giuseppe Maria Demartini) è di acquistare il legname e i materiali della chiesetta di S. Sebastiano e di costruire con quelli una nuova chiesa, consacrata allo stesso santo, nel cantone De Martini.

Il 28 settembre 1782 il vescovo di Casale, Luigi Maria Avogadro, concede il permesso per il singolare trasferimento. Tuttavia ciò non basta: occorre la licenza del senato di Torino. Giuseppe non demorde: chiama Ottone di Occimiano, "misuratore", che gli disegna (in bellissimo colore rosso) il perimetro dell'antichissima chiesa di S. Sebastiano e il progetto di quella da costruire in cantone De Martini; Giuseppe si sottopone poi al pagamento delle "taglie", cioè dei tributi.

La supplica al Senato, pronunciata da un avvocato, ottiene pieno successo: il giorno 4 gennaio 1783 il Senato di Torino autorizza la demolizione della chiesa di S. Sebastiano e la sua "ricostruzione", ad un miglio di distanza, in cantone De Martini.

Carte, carte, carte... Giuseppe finora ha in mano solo autorizzazioni. Occorre concretizzare. Undici mesi dopo, il tenace canonico acquista, al prezzo di 250 Lire, il legname ed i materiali della chiesetta da demolire; poi uno staio di terra alle cascine De Martini per la nuova chiesa da costruire.

I permessi ci sono, la terra c'è, il materiale pure. Mancano però gli uomini che si sobbarchino per il presente l'onere della costruzione e per l'avvenire quello della manutenzione. Trascorre più di un anno. Finalmente il giorno 29 marzo 1785 Giuseppe riesce a convocare, alla presenza del notaio Pietro Colli, i membri di tre famiglie Demartini (quelle rispettivamente del fratello, dei nipoti e dei cugini suoi (abitanti nel cantone che ha lo stesso loro nome. Il terribile e geniale prete dona loro terreno e materiali (dono non sappiamo quanto gradito), ma detta le sue condizioni: che costruiscano la nuova chiesa, che ne curino la manutenzione, che paghino gli annui tributi, che la rendano accessibile a tutti gli abitanti del cantone, che l'onere del patronato resti nell'ambito delle tre famiglie e degli eredi in linea maschile e che, solo in caso di estinzione delle stesse,  passi alle altre famiglie Demartini  abitanti nel cantone.

Non abbiamo rintracciato documenti sulla consacrazione della chiesa. Sappiamo solo che un giorno di novembre del 1786 arrivò da Roma una reliquia di S. Sebastiano martire e un giorno di luglio dell'anno successivo una di S. Martino vescovo. Un'intuizione gentile aveva legalo con vincolo indissolubile il nome del santo dell'antica chiesa demolita a quello che più di tutti evocava il nome del borgo dove s'era costruita la nuova. Era nata la chiesa campestre dei Santi Sebastiano e Martino.

Gianfranco Ribaldone