Quaderni luesi, n. 1 (2000), pp. 21-24

 

 

 

 

S. Giacomo: restauro e recupero funzionale

 

La chiesa di San Giacomo: cenni storici

La chiesa di S. Giacomo è stata eretta parrocchia nel 1300. La tradizione riporta che prende nome da un gruppo di fedeli provenienti da S. Giacomo di Compostela (Spagna) che costruirono la chiesetta all'incrocio della strada Braida con la strada Follone proveniente da Occimiano. Come chiesa parrocchiale, rischiò più volte di essere abolita: così nel 1497 e nel 1821, quando 78 famiglie luesi fecero un pubblico appello al Vescovo di Casale, controfirmato dallo stesso Vicario Prevosto di S. Maria Nuova. Nella domenica in Albis del 1859 la chiesa venne occupata, come dormitorio, dalle truppe Regie e Francesi, che vi rimasero fino alla fine di maggio.

Dal punto di vista artistico, è in stile barocco e la sua facciata viene attribuita alla scuola del Magnocavallo.

Il campanile si eleva a 15 metri di altezza ed è chiuso da una cupola dalla forma caratteristica. Contiene tre campane corrispondenti a tre note musicali: do, mi e sol. All'interno l'edificio misura 22,5 x 12 m. con un'altezza, all'intradosso delle volte della navata centrale, di 8 m. circa; è diviso in tre navate, tra cui quella centrale misura il doppio delle altre laterali, suddivisione che si riflette nella facciata in stile barocco-piemontese.

Da rilevare la presenza di un organo molto antico, che nel 1859 venne scambiato con uno nuovo presso la ditta Franzetti di Intra, con la differenza di £ 2500. All'interno, sotto la cupola dell'abside, degni di menzione sono due affreschi realizzati nel 1909 dal pittore Luigi Onetti, professore all'Accademia Albertina di Torino, luese di nascita. Un affresco raffigura la Mater dolorosa e l'altro l’Hecce homo. La vivezza dei colori e i lineamenti delle due figure testimoniano la rara maestria dell'autore.

Altri affreschi e quadri testimoniano il valore e l'importanza della chiesa.

 

La chiesa di S. Giacomo: restauro e recupero funzionale

La chiesa di S. Giacomo è un esempio tipico di degrado del tessuto edilizio dei piccoli comuni del Monferrato come Lu, dove il progressivo spopolamento provoca un'incuria sempre maggiore del patrimonio architettonico, sino a raggiungere in alcuni casi stati di pericolo per la pubblica incolumità. Risente di questo fenomeno soprattutto il patrimonio cultuale ed ecclesiastico, che nel nostro paese è particolarmente ricco grazie alla radicata tradizione religiosa. Infatti è noto che Lu è citato come il paese dei sette campanili perché, in un passato non molto lontano, erano attive ben sei chiese soltanto nel concentrico, senza quindi contare quelle delle frazioni Martini e Trisoglio. Inoltre Lu aveva ben tre parrocchie: S. Maria, S. Nazario e S. Giacomo. Era il periodo in cui il paese aveva raggiunto e superato i 5 mila abitanti. Nel volgere di qualche decennio la situazione è cambiata radicalmente ed oggi, con una popolazione di poco più di 1.200 anime, abbiamo una sola chiesa parrocchiale, S. Maria, mentre quelle che un tempo erano le altre due parrocchie, S. Nazario e S. Giacomo, sono utilizzate solo saltuariamente. Le altre chiese in pratica non ci sono più: S. Biagio è stata ceduta a privati ed è diventata un'autorimessa; la Trinità è senza tetto da quasi vent'anni; la chiesetta di S. Giuseppe, in regione Sabbione, è officiata soltanto una volta all'anno. Unico esempio di tendenza opposta è la piccola chiesetta della Casa di Riposo, che è stata recentemente recuperata dopo che per tanti anni fu adibita a magazzino. Al di fuori del capoluogo, la chiesa di S. Giovanni, ex pieve di Mediliano, è oggetto, da oltre dieci anni, di lavori di restauro e scavi archeologici che hanno portato alla luce alcuni aspetti delle origini del nostro paese e di cui il dott. Paolo Demeglio ci illustrerà gli ultimi sviluppi. Infine le piccole chiese delle frazioni Martini e Bodelacchi hanno avuto una sorte decisamente differente: la prima, inutilizzata da decenni, è ormai in procinto di crollare se non si interviene urgentemente; la seconda invece non ha mai smesso di adempiere alle sue funzioni e recentemente è stata completamente restaurata grazie all'intraprendenza ed al contributo economico degli abitanti delle frazioni Trisoglio e Bodelacchi. In tali condizioni è inevitabile che questi edifici degradino progressivamente, finché non succede quello che è capitato a S. Giacomo: un giorno, nel dicembre del 1997, si sono staccati pezzi di intonaco dalla volta della navata centrale e sono rovinati sul pavimento. C'è stato subito un sopralluogo dei tecnici comunali, che hanno decretato la chiusura della chiesa sino a che non fossero state tolte le condizioni di pericolo.

Per fortuna il danno non era grave e tutto sommato rimediabile abbastanza facilmente. Infatti era stato causato dal cedimento di un trave dell'orditura secondaria, soggetto ad un'infiltrazione d'acqua proveniente dal manto di copertura. Il progressivo stillicidio dell'acqua sul trave ha intaccato le fibre legnose sino a provocarne la rottura rovinosa sulla volta sottostante e, di conseguenza, dell'intonaco.

Danno di per sé non grave e facilmente riparabile, ma comunque sintomatico di uno stato di degrado non soltanto della copertura ma dell'intero edificio. Infatti l'incidente ha dato lo spunto per una revisione generalizzata del fabbricato ed ha subito evidenziato che non soltanto la copertura ha bisogno di importanti e urgentissimi interventi di restauro, ma anche le stesse strutture murarie, a partire dal campanile, dalla muratura perimetrale (in particolar modo verso via Mameli) e dalla stessa facciata. Ma ha anche evidenziato la necessità di interventi sia pure non urgenti, come quelli relativi alla copertura ed alla lattoneria: interventi non urgenti, ma comunque non procrastinabili nel tempo, se non si vuole raggiungere uno stato di degrado tale per cui non sia più possibile porvi rimedio. Ed in questo caso Lu perderebbe veramente un grosso patrimonio non soltanto edilizio, ma anche culturale e storico. In particolare, per quanto riguarda la facciata, bisogna precisare che, se si interviene adesso, mentre le comici sono ancora in un discreto stato di conservazione, con una somma relativamente modesta si può ancora restaurare completamente; se invece lasciamo cadere le cornici e le decorazioni, sarebbe veramente un'impresa disperata, se non impossibile, pensare di rifarle con le maestranze ed i costi di oggigiorno.

Di fronte a questa situazione si è subito compreso che le risorse del nostro parroco, don Mario, non erano certamente sufficienti a far fronte ai costi richiesti dai lavori di restauro, e pertanto, con la collaborazione dell'Amministrazione Comunale, è stato necessario ricorrere a tutte le risorse disponibili e ipotizzabili, soprattutto quelle degli Enti Pubblici, in particolar modo quelli preposti alla tutela ed alla conservazione del patrimonio architettonico. Per fare ciò è stato redatto un progetto ed una stima dei costi, che è risultata essere complessivamente superiore a 250 milioni. Somma decisamente notevole, per cui sono stati richiesti contributi al Comune, alla Regione, alla Curia, alla Conferenza Episcopale Italiana ed anche al Ministero dei Beni Culturali. Evidentemente questi sono soltanto contributi; non essendo sufficienti a coprire l'intera spesa, il resto dovrà essere trovato nelle disponibilità di Don Meda e nella generosità della gente.

Nel frattempo la chiesa è rimasta chiusa e soltanto adesso, con l’arrivo dei primi contributi da parte del Comune, della Regione e della Curia, sono iniziati i lavori di restauro del tetto, che comunque costituisce l’intervento più importante per la conservazione dell'edificio. Poi si vedrà: se ci saranno risorse si continuerà, altrimenti... aspetteremo, confidando, come Don Meda mi ha ripetuto più volte, nella Provvidenza, che fino ad ora gli ha sempre permesso di far fronte ad ogni necessità. Tetto, facciata, murature esterne: questi sono i lavori più urgenti e necessari per il recupero strutturale dell'edificio, tuttavia non sufficienti al completo recupero funzionale di S. Giacomo. Ci sono tanti altri lavori, non finanziabili dagli Enti sopra citati, che sono necessari per dare nuova vita alla chiesa. Mi riferisco soprattutto al recupero dell'interno, sia per quanto riguarda gli affreschi e le decorazioni, sia per quanto riguarda gli arredi.

L'attuale situazione all’interno della chiesa è caratterizzata dallo stato di degrado delle volte e delle murature, minate dall'umidità dovuta alle infiltrazioni attraverso il tetto e da quella ascendente delle murature. Gli stessi arredi hanno bisogno di importanti interventi di restauro, se si vuole recuperare un patrimonio culturale ed artistico molto importante per il nostro paese. In questo ambito l'Associazione San Giacomo potrebbe fare molto, mettendo a disposizione il suo entusiasmo, le sue energie e le sue risorse di volontariato per promuovere progetti piccoli o grandi, secondo le disponibilità, in funzione di un completo restauro della chiesa. Ci sono già altri esempi, nel nostro paese, di associazioni di volontariato che, con pochissime risorse, ma con grande volontà e creatività, sono riuscite a raggiungere risultati importanti. Credo che questo stesso incontro di oggi sia molto importante per il futuro di questa nostra chiesa e spero proprio che possa portare nuovi interessi e nuove risorse per un recupero non soltanto di San Giacomo ma di tutto il patrimonio storico e culturale del nostro paese.

Mauro Bisoglio