Monferrato Arte e Storia, n. 9 (1997), pp. 23-43

 

 

 

 

Rolando Dalla Valle (1500 c. -1575)

Politica, diritto, strategie familiari nell'esperienza di un giurista casalese del Cinquecento

 

Premessa

Il nome di Rolando Dalla Valle non è sicuramente ignoto a chi abbia una qualche dimestichezza con le vicende del Marchesato del Monferrato1, né suona certo nuovo a chi si sia occupato della storia della cultura giuridica in età postmedievale. In effetti, siamo di fronte da un lato a un attore non secondario del teatro politico e istituzionale monferrino del XVI secolo, e dall'altro ad un autore che ha goduto di una certa fama nel complesso panorama della dottrina giuridica del tardo diritto comune, avendo egli composto, oltre ad alcuni conosciuti trattati su argomenti specifici, un numero imprecisato ma senza dubbio assai cospicuo di consilia, alcune centinaia dei quali furono pubblicati ed ebbero circolazione europea.

Mancano peraltro indagini specifiche intese a illustrare tanto l'esperienza umana, politica e professionale di Rolando, quanto il suo specifico ruolo nel panorama del sapere giuridico cinquecentesco. Né tale vuoto storiografico potrà essere pienamente colmato in questa occasione. Il presente contributo costituisce infatti una semplice tappa in un itinerario di ricerca avviato da qualche tempo2, e che si prospetta tutt'altro che privo di interesse sia per il cultore della storia giuridica che per lo storico tout-court. Lo scopo di queste pagine è dunque quello di dar conto dei primi risultati di una indagine tuttora in fieri, che ha potuto giovarsi di differenti e preziosi apporti3, e che è destinata a svilupparsi ulteriormente lungo un doppio percorso, determinato dalla duplice dimensione - storico-politica e nel contempo giuridica - che caratterizza la carriera e l'opera di Rolando Dalla Valle.

 

1 La memoria della sua opera è ad esempio ben presente in gioseffantonio morano, Catalogo degli illustri scrittori di Casale, e di tutto il Ducato di Monferrato e delle opere da ' medesimi composte, e date alla luce, in Asti, nella stamperia del Pila, 1771, p. 41. Il testo di Morano è riproposto alla lettera in luigi torre, Scrittori Monferrini. Note ed aggiunte al catalogo di Gioseffantonio Morano sino al 1897, Casale Monferrato, Pane, 1898, p. 34.

2 Preliminarmente al presente contributo chi scrive ha già pubblicato un breve ragguaglio biobibliografico su Rolando Dalla Valle: ettore dezza, Un giurista per la società delle piccole corti. Premesse a uno studio sulla vita e sull'opera di Rolando Dalla Valle, presidente del Senato di Monferrato nel XVI secolo, in «Archivio Storico e Giuridico Sardo di Sassari», n. s., 2 (1995), pp. 41-66. Tale testo, pubblicato per una serie di circostanze sulla rivista sassarese, era stato in origine elaborato per essere inserito negli Atti del Convegno di Studi dedicato a Stefano Guazzo, svoltosi a Casale quattro anni or sono («Stefano Guazzo e Casale tra Cinque e Seicento», Casale, 22-23 ottobre 1993). Tali Atti risultano al momento (autunno 1997) ancora in corso di stampa, mentre con queste note siamo già in grado sia di fornire ulteriori informazioni su Rolando, sia di porre maggiormente a fuoco taluni dati contenuti in quel nostro primo lavoro.

3 Oltre al fattivo contributo di Pier Luigi Muggiati, che ringraziarne anche per la segnalazione di una cospicua serie di documenti d'archivio relativi a Rolando Dalla Valle, ricordiamo qui l'attiva collaborazione di Elisabetta Azzalin e di Marzia Lucchesi, i suggerimenti di Alberto Lupano, e la cortese disponibilità di don Giovanni Rigazzi, archivista presso la cattedrale di Sant'Evasio in Casale, che ci ha oltremodo agevolato nella ricerca di un importante documento. Desideriamo poi esprimere la nostra particolare riconoscenza all'amico Roberto Barberis, appassionato e intelligente conservatore delle memorie patrie, grazie al quale ci è stato possibile mettere definitivamente in luce taluni aspetti fondamentali della biografia di Rolando Dalla Valle e della storia della sua famiglia.

 

 

Un personaggio a due dimensioni

Rolando Dalla Valle, come abbiamo testé ricordato, è indubbiamente un protagonista delle tumultuose vicende casalesi e monferrine del XVI secolo. Esponente di un antico casato feudale da tempo attestato nelle campagne di Lu e Mirabello, egli prosegue nell'opera iniziata sullo scorcio del XV secolo dal padre Bonifacio che, grazie anche a saldi legami con gli ambienti ecclesiastici e con la stessa Santa Sede, aveva inteso collocare stabilmente gli esponenti della famiglia nel cuore istituzionale di quella peculiare sintesi di arretratez­za e di modernità denominata - per usare una terminologia assai diffusa nelle fonti coeve - «Stato del Monferrato». Uomo di corte, partigiano prima degli ultimi Paleologhi, poi dei Gonzaga, Rolando si schiera apertamente a favore di questi ultimi in occasione dei due passaggi chiave nella storia cinquecentesca della sua patria: il processo per la successione del Monferrato, svoltosi innanzi ai giudici imperiali negli anni tra il 1533 e il 1536, e la definitiva soppressione, nel corso degli anni Sessanta del secolo, delle autonomie municipali casalesi, tenacemente affermate dalla riottosa e orgogliosa oligarchia locale (cui peraltro il giurista appartiene per nascita). Grazie anche a queste oculate prese di posizione, Rolando Dalla Valle riesce a percorrere negli anni un prestigioso cursus honorum, che lo proietta ai vertici delle strutture politiche, amministrative e giurisdizionali del Marchesato, e che lo porta a essere comunemente definito, negli ultimi anni della sua vita, come «il Presidente» per antonomasia4.

Ma Rolando Dalla Valle è anche, come accennato, esponente tutt'altro che secondario della grande dottrina giuridica cinquecentesca di diritto comune, e particolarmente di quell'indirizzo che, caratterizzato metodologicamente dal ricorso a strumenti logici e tecnici consolidarsi nel Basso Medioevo e da una spiccata attenzione per la pratica, viene comunemente definito mos italicus. In tale veste egli pubblica, negli ultimi anni della sua operosa e movimentata esistenza, quattro ponderosi volumi di consilia e alcuni trattati in materia di famiglia e di successioni destinati a una notevole diffusione anche al di fuori della penisola5. A tale proposito non possiamo non sottolineare come il rinnovato interesse che negli ultimi anni ha spinto non pochi cultori della storia giuridica ad approfondire i caratteri formali e sostanziali di questo dibattuto momento della scienza giuridica postmedievale, abbia richiamato l'attenzione di questo ramo della storiografia anche sulla produzione dottrinale di Rolando, le cui opere e le cui opinioni ritroviamo puntualmente e frequentemente citate, riassunte o discusse in numerosi e recenti contributi6.

Di differente natura appaiono dunque - lo ribadiamo - gli interessi storiografici che spingono a indagare la vita e l'opera di questo personaggio a due dimensioni, rappresentante per tanti versi esemplare della vita politica e della cultura giuridica cinquecentesche. Ma i primi dati cui conviene a questo punto fare riferimento sono quelli relativi al contesto familiare entro il quale si iscrive e prende forma la biografia di Rolando Dalla Valle.

 

4 Tale è la definizione normalmente utilizzata, ad esempio, dall'anonimo autore della più importante tra le cronache manoscritte relative alle vicende casalesi del secondo Cinquecento, il Copiale d'istoria, ossia memorie giornali dell'infelice fine della repubblica di Casale per la perdita della sua libertà, giurisdizioni, beni e privilegi accaduti nel secolo XVI. Sul Copiale d'istoria, composto dopo il 1573, conservato oggi presso la Biblioteca Reale di Torino, e parzialmente pubblicato nel 1847 (Di una cronaca anonima di Casale dal 1530 al 1582, a cura e con un Avvertimento di luciano scarabelli, in «Archivio Storico Ita­liano», XIII (1847), pp. 335-438), cfr. ora gli accurati contributi di bruno ferrerò, I cronisti e il letterato. Indagine sulle Cronache Casalesi coeve alla Civil Conversatione, e Tre cronache di un settennio drammatico della storia casalese: 1563-1569, entrambi editi in «Monferrato. Arte e Storia», 7 (1995), pp. 31-55 e 115-144 (in particolare pp. 38-45 e note corrispondenti). Riferimenti a Rolando Dalla Valle come al «Presidente» tout-court sono rintracciabili alle pp. 402, 420, 424 e 428 dell'edizione Scarabelli.

5 Testimoniano tale diffusione i riferimenti alla vita e all'opera di Rolando contenuti in numerosi repertori biobibliografici apparsi in Italia e in Europa tra la fine del Cinquecento e la fine del Settecento. Ne citiamo alcuni, precisando che nel momento in cui stendiamo le presenti note non ci è stato ancora possibile esaminare direttamente le notizie su Rolando Dalla Valle presenti nel volume di francesco agostino della chiesa, Catalogo di tutti li scrittori piemontesi et altri dei stati dell'altezza sereniss. di Savoia, edito per la prima volta a Torino nel 1614. Il nostro elenco ricomprende: konrad gesner, josiah simler, johann jakobfries, Bibliotheca instituta et collecta, Tiguri, excudebat Christophorus Froschoverus, 1583, p. 736; georg draud, Bibliotheca Classica, Francofurti, apud Nicolaum HoiTmannum, impensis Petri Kopffij, 1691, p. 477, 502 e 525; guido panciroli, De claris legum interpretibus libri quatuor, Venetiis, apud Marcum Antonium Brogiollum, 1637, p. 292; andrea rossotto, Syllabus scriptorum Pedemontii seu de scriptoribus pedemontanis, in quo brevis librorum, patriae, generis et nonnunquam vitae notitia traditur. Additi sunt scriptores sabaudi, monferratenses, et comitatus niciensis, Monteregali, typis Francisci Mariae Gislandi, 1667, p. 512; agostino fontana, Amphiteatrum Legale, Parmae, typis losephi ab Oleo et Hippolyti Rosati, 1688 (rist. anast. Torino 1961), I, col. 247, II, coli. 384-385, III, coli. 253 e 397; giovanni cinelli calvoli, Biblioteca Volante, continuata dal dott. Dionigi Andrea Sancassani. Edizione seconda, Venezia, Albrizzi, 1734-1747, 4 voll., vol. IV, p. 329; christian gottlieb jòcher, Allgemeines Gelehrten-Lexicon, 4 voll., Leipzig, Gleditsch, 1750, vol. IV, col. 1429; burkhard gotthelf struve, christian gottlieb buder, Biblioteca luris Selecta, Iena, Cuno, 1756 (rist. anast. Aalen 1970), pp. 239 e 250; martin lipenius, Bi­bliotheca Realis luridica, Leipzig, Wendler, 1757 (rist. anast. Hildesheim-New York 1970), I, pp. 320 , 336, 640, 649, II, p. 236; august friedrich schott, Martinii Lipenii Bibliothecae Realis luridicae Supplementa ac Emendationes, Leipzig, Fritsch, 1775 (rist. anast. Hildesheim-New York 1970), p. 244; onorato derossi, Scrittori piemontesi savoiardi nizzardi, registrati nei cataloghi del vescovo Francesco Agostino Della Chiesa e del monaco Andrea Rossotto, Torino, Stamperia Reale, 1790, p. 101.

6 Citiamo, senza alcuna pretesa di completezza: gian paolo massetto, La prassi giuridica lombarda nell'opera di Giulio Claro (1525-1575), in Confluence des droits savants et despratiques juridiques. Actes du Colloque de Montpellier, Milano 1979, pp. 491- 554, in particolare p. 510 e n. 58; idem, / reati nell'opera di Giulio Claro, in «Studia et Documenta Historiae et luris», XLV (1979), pp. 328-503, in particolare p. 338, n. 269 (entrambe le ricerche sono oggi raccolte in gian paolo massetto, Saggi di storia del diritto penale lombardo (secc. XVI-XVIII), Milano 1994, pp. 10-227); idem, // lucro dotale nella dottrina e nella legislazione statutaria lombarde dei secoli XIV-XVI, in lus Mediolani. Studi di storia del diritto milanese offerti dagli allievi a Giulio Vismara, Milano 1996, pp. 189-364, passim; claudia storti storchi, Ricerche sulla condizione giuridica dello straniero in Italia dal tardo diritto comune all'età preunitaria. Aspetti civilistici, Milano 1989, pp. 41, 54-75, 85, 109-120; chiara valsecchi, L'istituto della dote nella vita del diritto del tardo Cinquecento: i Consilia di Jacopo Menochio, in «Rivista di Storia del Diritto Italiano», LXVII (1994), pp. 205-282, in particolare p. 208 nn. 11-12, p. 226 n. 93, p. 230 n. 110, p. 247 e n. 189, p. 261 n. 261, p. 270 e n. 298, p. 275 e n. 326, p. 280; rodolfo del gratta, Feudum a fidelitate. Esperienze feudali e scienza giuridica dal Medioevo all'Età Moderna, Pisa 1994, passim, in particolare pp. 399-402; sergio Di noto marrella, «Doctores». Contributi alla storia degli intellettuali nella dottrina del diritto comune, 2 voll., Padova 1994, vol. I, p. 134, vol. II, pp. 177, 210, 248, 251, 306, 321; marzia lucchesi, L'animus occidendi e l'animus deliberatus nei consilia di area lombarda (secoli XIV-XVI), in Studi di Storia del Diritto, I, Milano 1996, pp. 263-334, in particolare p. 289, n. 47.

 

 

La famiglia, gli studi, l’avvio della carriera pubblica

La famiglia Dalla Valle, estintasi nel suo ramo principale agli inizi di questo secolo7, ha sempre dimostrato una particolare e non sempre disinteressata fedeltà verso le dinastie che si sono succedute alla guida della piccola entità statuale monferrina, dagli Aleramici ai Paleologhi, dai Gonzaga ai Savoia8. Esponenti della casata vengono in più occasioni menzionati in documenti dei secoli XIII e XIV come vassalli marchionali, e sono altresì presenti in qualità di signori o di condomini in parecchi centri del Basso Monferrato9. La genealogia della famiglia può essere peraltro ricostruita con buona approssimazione solo a partire dalla fine del XIV secolo, quando un Marco Dalla Valle, qualificato come «doctor», appare come deputato per il luogo di Lu al Parlamento di Moncalvo del 137910.

Rolando Dalla Valle, diretto discendente di Marco, nasce a Casale11 allo scadere del XV secolo o nei primissimi anni del XVI12, dal doctor legum Bonifacio e da Filippa Picco13. Bonifacio Dalla Valle può essere considerato il vero fondatore delle fortune della famiglia. Dopo un prestigioso cursus honorum svolto nell'ambito del Marchesato monferrino conclude una brillante e sotto molti aspetti movimentata carriera pubblica spostandosi in Francia, al seguito del cardinale Del Carretto, e a Roma, al servizio del pontefice Leone X. Quest'ultimo, come ricompensa per i servigi prestati alla Chiesa proprio da Bonifacio, concede alla famiglia Dalla Valle di aggiungere al proprio stemma le palle medicee14.

Il giovane Rolando, pur non essendo figlio primogenito15, si pone ben presto sulle orme paterne scegliendo, come aveva fatto Bonifacio, di fondare la propria carriera pubblica e professionale sullo studio della giurisprudenza. Labili ma non del tutto insussistenti indizi sembrano segnalarne la presenza, nel secondo decennio del Cinquecento, presso la facoltà legale dell'ateneo pavese16, naturale punto di riferimento culturale per i monferrini che aspirino al titolo dottorale. Ma Pavia non è il luogo ove Rolando conduce la parte maggiormente significativa dei propri studi. Se infatti il suo soggiorno pavese può al momento essere solo ipotizzato, sicura risulta la frequentazione da parte dello studente casalese dei corsi di diritto tenuti dai celebrati maestri del più lontano ma forse ancor più noto Studium bolognese. Ce ne offre diretta testimonianza lo stesso Rolando Dalla Valle, che ricorda nelle sue opere di essere stato allievo a Bologna di un illustre maestro del mos italicus e della metodologia consiliare, Carlo Ruini, lettore di diritto civile presso l'ateneo felsineo dal 1511  al 152717. Più volte, in effetti, il giurista monferrino si riferisce a Ruini come al proprio praeceptor et dominus18, e in un consilium redatto negli anni della piena maturità ha modo di ricordare una felice metafora udita dal maestro nel corso di una lezione bolognese:

«ut alias dicere solebat excellentissimus Ruinus praeceptor meus, dum legeret in Gymnasio Bononiensi: recolligendo spicas aliquas post terga dicti domini consultori, nonnulla adducam in medium»19.

Acquisita una solida preparazione tecnico-giuridica, Rolando intraprende assai per tempo una rapida scalata verso posizioni di indubbio rilievo, sfruttando con ogni probabilità i numerosi legami stretti dal padre Bonifacio sia nella sfera marchionale che presso le strutture di governo della Chiesa e all'interno della stessa Curia romana. In effetti, l'ascesa del giovane monferrino sembra svolgersi in un primo tempo nell'ambito delle gerarchie ecclesiastiche, ormai ben note ai Dalla Valle20. Il primo tra i riferimenti cronologici certi individuati fino a questo momento nella vita del giurista monferrino è infatti costituito dalla precoce nomina di Rolando alla carica di Vicario Generale della diocesi di Casale. La relativa patente viene sottoscritta dal vescovo Bernardino Castellaro il 19 dicembre 1523, e da essa risulta che in tale data il giurista è già prevosto della chiesa collegiata di Santa Maria Nuova di Lu21, e vanta altresì il titolo di protonotario apostolico22. A tale titolo aggiunge, nel corso del terzo decennio del Cinquecento, quello di cavaliere di San Pietro23. Negli stessi anni Rolando dà il via al tradizionale impegno della famiglia Dalla Valle nel campo delle opere caritative e assistenziali, ed è in particolare ricompreso tra i fondatori, nel 1527, dell'Opera Pia della Misericordia, destinata a divenire la più importante tra le congregazioni di beneficenza della città di Casale24.

 

7 Cfr. pier luigi muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società nella formazione di un diplomatico piemontese del XIX secolo, in Alessandro Dalla Valle di Pomaro. Scritti e immagini dagli Stati Uniti d'America 1882-1884, Atti dell'Incontro Internazionale di Studi (Casale Monferrato - Castello di Pomaro, 3 ottobre 1992), a cura di Roberto Barberis, Valeria Gennaro Lerda, Roberto Maccarini, Andrea Testa, Alessandria 1994 [Biblioteca della Società di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e Asti, 29], pp. 69-83. L'imponente Archivio della famiglia Dalla Valle è entrato a far parte del patrimonio documentario del Comune di Casale Monferrato ed è oggi conservato presso l'Archivio Storico Civico (d'ora in avanti: A.S.C.C.). L'Archivio Dalla Valle è al momento oggetto di una complessa opera di riordino e di catalogazione; composto da circa 700 faldoni, esso contiene lettere, rendiconti, atti giudiziari e numerose altre carte di diversa natura riguardanti gli interessi e le vicende della famiglia. Molti documenti provengono dal fondo della famiglia Ardizzoni, imparentatasi con i Dalla Valle nel XVIII secolo, altri sono appartenuti alle famiglie Sannazzaro, Langosco, Picco, Natta e alle restanti casate che nel corso dei secoli hanno stretto rapporti con i Dalla Valle. Cfr., in argomento, muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società, cit., p. 69 n. 1. Cfr., inoltre, valeria mosca, daniela siccardi, L'Archivio Storico della città di Casale Monferrato, in «Monferrato. Arte e Storia», 6 (1994), pp. 35-41, in particolare p. 39.

8 Cfr.: giovanni battista DI crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, I, Pisa 1886, p. 348; francesco guasco, Dizionario Feudale degli Antichi Stati Sardi e della Lombardia (dall'epoca carolingica ai nostri tempi) (774-1909), 5 voll., Pinerolo 1909, rist. anast. Bologna 1969, vol. I, pp. 295-295, 447-448, vol. II, p. 675-676, 809, 926-927, 1013, vol. IlI, pp. 1124, 1172-1173, vol. IV, pp. 1626, 1871, vol. V, pp. 2023, 2346; idem, Tavole Genealogiche di famiglie nobili alessandrine e monferrine, Casale Monferrato 1924, vol. X, famiglia Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I; vittorio spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. VI, Milano 1932, p. 792; muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società, cit., pp. 69-83. Cfr. inoltre, cum grano salis, giuseppe aldo di ricaldone, Annali del Monferrato (951-1708), Torino 1972, 2 voll., vol. II, pp. 1205-1209.

9 Cfr.: guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I; spreti, Enciclopedia storico-nobiliare, cit., p. 792; muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società, cit., p. 69 e nn. 3-5 (con ulteriore bibliografìa). Una famiglia de Valle è citata in un documento studiato in aldo A. settia, Geografia di un potere in crisi: il Marchesato di Monferrato nel 1224, in «Bollettino Storico Bibliografico Subalpino», LXXXIX (1991), pp. 417-443.

10 Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I; spreti, Enciclopedia storico-nobiliare, cit., p. 792; muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società, cit., pp. 69-70 e n. 3. Antonio Dalla Valle, figlio di Marco, viene infeudato di Mirabello nel 1421, come ricompensa per un prestito concesso al marchese Gian Giacomo Paleologo, e ottiene altresì il permesso di edificare un castello in tale località. L'investitura di Mirabello viene confermata al figlio Domenico nel 1447. Nipote di Antonio è Giovanni Rolando, che ha come figlio Bonofacio, padre del nostro giurista.

11 Un'informazione tralatizia, presente in talune note biografìche su Rolando Dalla Valle pubblicate nel corso del XIX secolo (e riferita da chi scrive nello lavoro citato supra, n 2), vuole che egli sia nato a Livorno Piemonte, oggi Livorno Ferraris, in territorio vercellese. Più attendibile sembra peraltro un testimone diretto e ben informato degli avvenimenti casalesi cinquecenteschi, e cioè l'anonimo autore del già menzionato Copiale d'istoria (supra, nota 4), che afferma chiaramente e recisamente la nascita casalese del «Presidente» Dalla Valle, «buon protettore a quella sua città, dove esso era nato ancora suo cittadino antico di essa» (cfr. scarabelli, Di una cronaca anonima, cit., p. 420). D'altronde, nessun particolare elemento pare collegare la cittadina vercellese alla famiglia Dalla Valle, se non l'equivoco provocato dalla presenza nel territorio del basso Canavese di una o più famiglie Della Valle. La notizia qui discussa risale probabilmente alle note biografiche presenti nel Catalogo di tutti li scrittori piemontesi di francesco agostino della chiesa (cfr. supra, nota 5), e compare nei seguenti termini in gaspare de gregory, Istoria della vercellese letteratura ed arti, 4 voll., Torino, Chirio e Mina, 1819-1824, vol. IV, p. 490: «Valle(della)Rollando, nacque in Livorno vercellese da Sebastiano, e fu celebre giureconsulto, presidente del Senato di Casale nel 1561». Sulla scorta di De Gregory, inesatto anche nel riferire il nome del padre (Bonifacio, non Sebastiano) e la data di nomina a presidente del Senato (1567, non 1561), si muove poi carlo dionisotti, che fa nascere Rolando a Livorno Ferraris prima nelle Notizie biografìche dei Vercellesi illustri, Biella, Amosso, 1862, p. 51, e poi nella Storia della magistratura piemontese, Torino, Roux e Favale, 2 voll., 1881, II, p. 444 (e qui, seguendo Francesco Agostino Della Chiesa, pare confondere - come già notato dal Guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavola I - la famiglia monferrina dei Dalla Valle con la famiglia d'origini canavesane dei Della Valle). La nascita vercellese di Rolando è riferita anche dalla scarna voce redazionale Della Valle Rolando, in Novissimo Digesto Italiano, V, Torino 1961, p. 416.

12 Mancano al momento fonti che possano consentire una maggiore precisione sul punto. Gli elementi cronologici finora individuati sembrano peraltro confortare l'indicazione di una data di nascita assai contigua all'anno 1500.

13 Brevi note biografìche su Filippa Picco sono reperibili in guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I.

14 Senatore di Monferrato dal 1495, vicario della città di Casale dal 1500, commissario generale marchionale dal 1502, sempre su nomina del marchese Guglielmo IX Paleologo, Bonifacio dopo la morte della moglie Filippa Picco segue come auditore il cardinale Del Carretto prima in Francia, ove diviene regio luogotenente della Bresse, poi a Roma. Messosi il luce presso il pontefice Leone X (Giovanni de' Medici), viene creato protonotario apostolico e cavaliere di San Pietro, e nel 1515 ricopre le funzioni di commissario generale dell'esercito pontificio nella guerra contro il Duca di Urbino. Tornato in patria, risulta che abbia fatto testamento nel 1527 e che sia morto prima del 1530. Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. Presso l'Archivio di Stato di Torino (d'ora in avanti: A.S.To.), Corte, Feudi del Monferrato, mazzo 13, n. 6, è conservato l'atto di nomina del «doctor» Bonifacio Dalla Valle, originario del luogo di Lu, a vicario della città di Casale (10 febbraio 1500): muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società, cit., pp. 69-70 e n. 6. Presso un Archivio Privato che conserva numerosi documenti relativi alla famiglia Dalla Valle (d'ora in avanti: A.P.) è conservata la camicia cartacea di un documento ora disperso, sulla quale si legge la seguente annotazione di mano del XVIII secolo: «Patente di Consigliere, e Vicario Generale, concessa / dal Marchese Guglielmo di Monferrato, al / Bonifacio Della Valle 1503: 31: Maggio». Bonifacio è anche colui che edifica, a partire dal 1512, il palazzo di famiglia, ancora esistente nelle sue linee esseziali; cfr., sul punto, antonella perin, La chiesa di San Michele a Casale Monferrato e il battistero rinascimentale della cattedrale di Sant'Evasio, in «Monferrato. Arte e Storia», 8 (1996), pp. 7-24, in particolare pp. 21-22 e nn. 87-88. Circa la data di morte di Bonifacio e la sua fedeltà alla casa paleologa, cfr. il documento trascritto infra, nota 26.

15 Sul primogenito di Bonifacio, Giovanni Vincenzo, cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I.

16 Ci riferiamo a una frase (riferita in storti, Ricerche sulla condizione giuridica dello straniero, cit., p. 64) nella quale Rolando definisce «condiscipulus et concivis et collega» un altro importante giurista monferrino del XVI secolo, Marco Antonio Natta. Ora, è certo che Natta abbia condotto i propri studi giuridici a Pavia, poiché lo stesso giurista lo dichiara esplicitamente nel suo consilium 599: «Hunc doctorem - il riferimento è a Francesco Corti iuniore - quadriennio audivi adhuc adulescentulus, dum in Ticinensi Gymnasio maxima cum gratia et gloria iura civilia interpretaretur, quo tempore etiam docebant lason Mainus et Philippus Decius, qui duae columnae iuris putabantur» (marco antonio natta, Consiliorum sive responsorum... tomus tertius, Venetiis, apud haeredes Hieronymi Scoti, 1573, cons. 599, n. 6, p. 279). È altresì probabile che tali studi si siano conclusi prima del 1519, anno in cui Natta risulterebbe titolare di una lectura di ius civile proprio a Pavia (cfr. Memorie e documenti per la storia dell'Università di Pavia e degli uomini più illustri che v'insegnarono, 3 voll., Pavia 1877-1878, vol. I, p. 73), o addirittura prima del 1512, anno in cui alcuni tra i maestri citati nel consilium 599 lasciano Pavia. Il definire Natta condiscipulus potrebbe allora alludere a una frequentazione anche da parte di Dalla Valle dell'ateneo pavese nel corso del secondo decennio del secolo. Resta peraltro il fatto che avvenimenti bellici e reiterati cambi di dinastia comportano interruzioni anche prolungate della vita accademica pavese tra il 1512 e il 1519, e cioè proprio negli anni durante i quali Rolando ha con ogni probabilità condotto almeno una parte dei propri studi. Sulle complesse vicende accademiche pavesi del primo Cinquecento, cfr. mario ascheri, Un maestro del «mos italicus»: Gianfrancesco Sannazzari della Ripa (1480 c. - 1535), Milano 1970, in particolare p. 22 e nn. 65-66.

17 Sulla vita e l'opera di Carlo Ruini si veda, da ultimo, marco gavina, Dottrine giuridiche e strutture sociali padane nella prima età moderna. Carolus Ruinus (1456-1530) eminentis scientiae doctor, Milano 1988 (in particolare, per le notizie sintetizzate nel testo, pp. 11-41).

18 La qualifica di «dominus meus» accompagna con notevole frequenza i riferimenti a Carlo Ruini rintracciabili nelle opere di Rolando, e segnatamente nei consilia. Nelle Quaestiones super statuto de lucro dotis del 1559, poi, Rolando ha modo di citare il «consummatissimus praeceptor meus Ruinus». Cfr. rolando dalla valle, Quaestiones CXI perutiles quotidianaeque super statuto de lucro dotis, Mediolani, ex typis Francisci Moscheni, 1559, Quaestio Quarta, § 12, p. 11.

19 Il passo è tratto da un consilium di Rolando Dalla Valle inserito in una raccolta di consultazioni di vari autori relative a una delicata controversia in materia successoria tra alcuni esponenti della nobile famiglia milanese dei Trivulzio: Responsa pro Trivultiis a clarissimis atque eruditissimis aliquot iurisconsultis reddita, Venetiis, apud Franciscum Zilettum, 1574. In tale raccolta sono inseriti due consilia pro Trivultiis di Rolando (ai ff. 90r-94v e 95r-98v), e la frase citata nel testo è reperibile nell'esordio del secondo (f. 95v). I due scritti vengono in seguito inseriti, con i numeri 38 e 39, nel IV volume della raccolta dei Consilia di Rolando, edito per la prima volta a Venezia nel 1575, e sul quale torneremo in seguito.

20 A tale proposito rammentiamo come talune fonti storiografiche affermino che Bonifacio, rimasto vedovo, sia entrato verso il 1515 negli ordini sacri. Cfr. spreti, Enciclopedia storico-nobiliare, cit., p. 792.

21 Come abbiamo visto, Lu è la culla dei Dalla Valle, che proprio presso la collegiata di Santa Maria Nuova esercitavano il giuspatronato sulla cappella dell'Annunciata, con diritto di nomina del cappellano. Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. La collegiata di Lu è tra l'altro destinataria di un legato di 25 scudi, inserito dallo stesso Rolando nel suo testamento del 3 gennaio 1571 (sul quale cfr. infra, nota 90).

22 Il documento originale risulta disperso. Resta in A.P. la relativa camicia cartacea con annotazione di mano del XVIII secolo: «Patente del Vescovo di Casale Monsignor Bernardino de / Castellaro, con cui vien deputato, e creato suo Vicario Generale / Rolando Dalla Valle Protonotario Apostolico, e Prevosto di / Santa Maria nuova di Lu. 1523: 19: (dicem)bre». La camicia cartacea contiene un biglietto cartaceo con analoga annotazione di altra mano del XVII secolo: «Patente del Vescouo di Casale Sig(no)r Bernardino de Castellare / nella persona del Sig(no)r Rolando della Valle Protonotario, e / Preuosto di S. Maria noua di Lu con cui vien deputato, e creato Vicario generale della sua Diocesi. / 1523: 19: (dicem)bre».

23 I medesimi titoli erano già stati conferiti al padre Bonifacio (cfr. supra, nota 14), e saranno sempre ostentati con orgoglio da Rolando. Il Guasco pone la concessione del cavalierato nel 1527, collocando peraltro nel 1529 l'elezione a Vicario Generale della diocesi. Il medesimo autore accenna altresì a una nomina del giurista alla carica di «commissario apostolico», avvenuta nel 1529. Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I.

24 Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. L'atto di fondazione dell'Opera Pia della Misericordia, conservato in A.S.To., Corte, Luoghi Pii, Casale, mazzo 10, fase. Compagnia della Misericordia, precisa che l'istituzione sorge allo scopo di «provedere et sovenire alle gravezze occorse per la guerra, peste et saccheggiamenti di pessima gente», e di dispensare «beni nell'uso de' poveri». Cfr. muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società, cit., p. 70 e n. 9.

 

 

Il senatore e la sua famiglia

Nel 1530 nella vita pubblica di Rolando si verifica una svolta decisiva, che lo sottrae in modo definitivo alla carriera ecclesiastica. L'8 giugno di quell'anno, infatti, l'ultimo marchese del Monferrato di stirpe paleologa, Gian Giorgio, rammentando le benemerenze del quondam Bonifacio Dalla Valle, e considerando le virtù personali, la costante fedeltà e l'immensa devozione «erga nos et Statum nostrum» del reverendus doctor, protonotario apostolico e cavaliere Rolando de Valle25 chiama quest'ultimo a far parte del Consilium marchionale26, e cioè dell'organismo che rappresenta il vero e proprio cuore politico dello Stato del Monferrato27. Tale nomina comporta l'ingresso del giurista nel prestigioso Senato di Monferrato28, massimo organo giurisdizionale del Marchesato29. E come senatore Rolando ha ben presto modo di impegnarsi nelle turbinose vicende seguite alla morte di Gian Giorgio Paleologo, spentosi il 30 aprile del 1533 senza lasciare discendenti maschi legittimi.

Gli avvenimenti del triennio 1533-1536, che portano dapprima al sequestro dello Stato marchionale da parte di Carlo V e in seguito a un discusso arbitrato imperiale che assegna il Monferrato ai Gonzaga, sono abbastanza noti nelle loro linee generali30. Altrettanto nota è la frattura che in quel momento si evidenzia all'interno della nobiltà e della classe dirigente casalese con la nascita di due fazioni: l'una, minoritaria, fautrice dei diritti successori del duca di Mantova Federico II Gonzaga e della consorte Margherita Paleologa, figlia del marchese Guglielmo IX Paleologo e nipote di Gian Giorgio; l'altra, decisamente maggioritaria, risolutamente ostile ai Gonzaga e intenzionata ad approfittare del momento per affrancare la città dal dominio marchionale. Ciò che importa sottolineare ai nostri fini è l'esplicita scelta di campo operata nel corso di queste complesse e talora oscure vicende da Rolando, che si schiera apertamente dalla parte di Federico Gonzaga31, ponendo al servizio di quest'ultimo e di Margherita Paleologa le proprie competenze tecniche32, il peso della sua posizione istituzionale33 e il prestigio del casato cui appartiene. Gli effetti di tale oculata presa di posizione si manifestano non appena Margherita Paleologa e Federico Gonzaga prendono possesso della città di Casale e del Marchesato di Monferrato, in seguito alla favorevole sentenza emanata in Genova da Carlo V il 3 novembre 153634. In effetti, pochi giorni dopo il loro ingresso in Casale, e precisamente il 2 gennaio 1537, Federico Gonzaga e Margherita Paleologa, duchi di Mantova e marchesi del Monferrato, attribuiscono a Rolando Dalla Valle la «carica ragguardevole»35 di Commissario e Conservatore Generale degli Ebrei di Casale e del Monferrato36, e il 25 dicembre dello stesso anno lo confermano nella dignità di Consigliere e Senatore che gli era stata a suo tempo attribuita da Gian Giorgio Paleologo37.

Stabilmente insediatosi ai vertici degli apparati statali come Consigliere marchionale, Senatore e Conservatore degli Ebrei38 - carica quest'ultima rinnovatagli nel 154939 - e avviata altresì, anche grazie a questi successi nella carriera pubblica, un'indefessa attività di consulenza privata e professionale40, il giureconsulto monferrino non manca di attendere con la massima cura anche al prestigio e agli interessi patrimoniali della famiglia, da un lato incrementando l'estensione dei domini fondiari e feudali dei Dalla Valle41, dall'altro instaurando una politica matrimoniale che lo vede impegnato, per così dire, anche in prima persona. Egli contrae infatti matrimonio in due occasioni: la prima, dopo il 1536, con la monferrina Pantasilea Bignone, erede del consistente patrimonio paterno e già due volte vedova42; la seconda, nel 1561, con la savonese Maria Della Chiesa, anch'essa vedova43. In un secondo tempo, attraverso i matrimoni dei figli e delle fìglie, Rolando riuscirà altresì a porre i Dalla Valle in relazione di parentela con numerose famiglie appartenenti alla nobiltà monferrina e lombarda, dai Montiglio ai Natta, dai Langosco ai Cicogna44.

 

25 La definitiva fissazione del cognome della famiglia nella forma Dalla Valle sembra avvenire proprio all'epoca di Rolando, e precisamente al momento della pubblicazione (tra il 1559 e il 1575) delle sue opere dottrinali, che sempre recano nel frontespizio la forma erudita e classicheggiante A Valle. Fino a quel mo­mento le fonti ci tramandano grafie oscillanti, dal più frequente de Valle a de la Valle, da della Valle a Valle tout-court. Del resto, anche in epoca successiva e ancora oggi non è raro vedere il nostro giurista citato come Rolando Della Valle o anche della Valle. A Rolando Della Valle si riferisce, come abbiamo visto, dionisotti, Storia della magistratura piemontese, cit., II, p. 444. In tempi recenti, la variante Della Valle risulta presente in giuliana sapori, Antichi testi giuridici (secoliXV-XVIII) dell'Istituto dì Storia del Diritto Italiano, Introduzione di Giulio Vismara, 2 voll., Milano, Giuffrè, 1977, 1, pp. 205-206. Anche un benemerito storico delle vicende monferrine come vincenzo de conti nelle sue Notizie storiche della città di Casale e del Monferrato, Casale Monferrato 1838-1842, 11 volumi, utilizza normalmente la forma Della Valle (ad esempio nel vol. V, Casale Monferrato 1840, alle pp. 286, 326, 334 e 425).

26 L'originale cartaceo della nomina, munito del sigillo marchionale, è conservato in A.P. all'interno di una camicia cartacea con annotazione di mano del XVIII secolo: «Patente di Consigliere di Stato concessa al Rolando Dalla Valle / dal Mar(che)se di Monferrato Gio(vanni) Giorgio. 1530: 8: Giugno». Si tratta di un documento inedito, del quale diamo qui di seguito una prima trascrizione:

«Joannes Georgius marchio Montisferrati, Sacri Romani Imperij princeps, vicariusq(ue) perpetuus, etc. Co-gitantibus / nobis quibus medijs principu(m) gloria magis illustret(ur) et per que suis et subditor(um) co(m)modis prouideat(ur), illud tandem / habendum esse cognouimus vt studeant h(ab)ere sibi viros assistentes qui fide, devotione, prudentia reru(m)q(ue) exp(er)ie(n)tia / ac alijs virtutibus prediti su(n)t, vt cu(m) necessitas occurrit pos-sint cu(m) huiusmodi viris et eor(um) consilio res bene / discutere et illis salubriter prouidere. Considerantes igitur fidem, constantiam, promptitudinem, sufficientia(m), a(nim)iq(ue) / ardorem et jmmensam deuotione(m) erga nos et Statu(m) n(ost)rum reueren(di) doctoris ac ap(osto)lici protonotarij et equitis d(omi)ni / Rolandi de Valle, necno(n) memorie repetentes qua(n)to cu(m) studio, vigilantia et fide mag(nifi)cus quon(dam) doctor d(omi)-n(u)s / Bonifacius eius pater co(n)tinue in seruitijs jll(ustrissi)mi quon(dam) p(ri)ncipis et ex(cellentissi)mi d(omi)ni Gulielmi marchionis Montisferrati / fratris n(ost)ri hon(orandissi)mi versatus est, in quibus vsq(ue) ad extremu(m) vite sue incessanter perseuerauit, et quantu(m) p(ri)ncipes / deceat tales integritatis ho(m)i(n)es extollere ac gratijs, dignitatibus et honoribus prosequi, tenore p(rese)ntium ex n(ost)ri / certa scientia, motuq(ue) proprio eu(n)dem d(omin)um Rolandu(m), suis et(iam) ita exigentibus benemeritis, in dilectissimum / consilia-riu(m) n(ost)rum assumimus, facimus, costituimus et deputamus, ordini et numero alior(um) consiliarior(um) n(ost)ror(um) / eu(m) adiungentes et aggregantes, jta q(uod) posthac cu(m) ip(s)is consiliarijs n(ost)ris sedeat et assistat, expeditionibusq(ue) fiendis / interueniat, disponat et ordinet prout ab eis fieri consueuit. Volentes et statuentes q(uod) de cetero eisdem gaudeat / et potiat(ur) honoribus, gratijs, priuilegijs, salario, p(re)eminentijs, p(re)rogatiuis, dignitatibus, co(m)moditatibus, emolum(ent)ibus / et indultis quibus alij consiliari]' n(ost)ri gau-dent et quo(modo)lib(et) potiun(ur). Jn quoru(m) testimoniu(m) p(ate)ntes n(ost)ras manu n(ost)ra / prop(ri)a sub-scripsimus n(ost)riq(ue) sigilli jmp(re)ssione iussimus co(m)muniri. Dat. Casali die octauo junij 1530».

Il documento è munito della sottoscrizione autografa del marchese («Jo. Georgius») e del notaio e segretario marchionale Damiano Beati («Damianus»). Su Beati e sulla cancelleria marchionale cfr., da ultimo, alberto lupano, II segretario monferrino Ottone Lupano e la sua «Torricella», dialogo di immagini miracolose e spinti, in «Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e Asti», C VI (1997), pp. 65-166, in parti­colare pp. 71-82 (Bardano Beati è menzionato alle pp. 79-80, n. 49). Sul notariato monferrino nell'epoca qui considerata, cfr. elisa mongiano, «Per sommario» o «a linea longa»? Note sulla registrazione degli atti notarili del ducato di Monferrato tra XVI e XVIII secolo, in «Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e Asti», XCVI-XCVII (1987-1988), pp. 215-227.

27 Sul Consiglio marchionale, del quale il Senato di Monferrato è parte integrante ed essenziale, e sulle sue prerogative e competenze, cfr. carla ricca, Note sulle vicende del Senato di Casale: in particolare durante la dominazione sabauda (1708-1730), in «Rivista di Storia Arte Archeologia per le Province di Alessandria e Asti», XCIV-XCV (1985-1986), pp. 21-44, in particolare pp. 21-34. Per l'epoca successiva, cfr. elisa mongiano, «Una fortezza quasi inespugnabile». Note sulle istituzioni del Monferrato durante il ducato di Vincenzo Gonzaga, in «Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e Asti», CI (1992), pp. 107-128, e, sinteticamente, anna maria becio gallea, Organizzazione del Marchesato di Monferrato sotto i Gonzaga, Casale 1995, pp. 20-23 e 27-35.

28 Il Guasco (Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I) colloca la nomina di Rolando a senatore nel 1532. In effetti, nel citato documento del 1530 il giurista è nominato consiliarius, e cioè, genericamente, membro del Consiglio marchionale. D'altro canto, nella documentazione monferrina l'uso sinonimico dei termini consilium e senatus è ampiamente attestato (cfr. ricca, Note sulle vicende del Senato di Casale, cit., p. 26, e ferrerO, Tre cronache di un settennio drammatico, cit., p. 125). Il dubbio circa la data dell'effettivo ingresso di Rolando non tanto nel Consiglio marchionale quanto nel Senato di Monferrato viene comunque risolto da una diretta testimonianza offertaci dallo stesso giurista che, nel dedicare la prima edizione delle sue Quaestiones super statuto de lucro dotis, stampata nel 1559, a Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova e marchese del Monferrato, ricorda al principe di avere ricevuto la dignità senatoria «viginti novem annis iam elapsis», e cioè nel 1530: «Quod autem tibi debeam, et quid debeam omnes piane sciunt, nam ex quo in casalensi tuo senatorio ordine viginti novem annis iam elapsis accitus fui, ab illustrissimis munifi-centissimisque maioribus tuis ita assidue dignitas mea ornata et aucta fuit, ut me non solum mea omnia tibi debere fatendum sit». Cfr. rolando Dalla valle, Quaestiones CXI perutiles quotidianaeque super statuto de lucro dotis, Mediolani, ex typis Francisci Moscheni, 1559, fol. [2v].

29 Costituito negli ultimi anni del Quattrocento da Guglielmo IX Paleologo come sviluppo di un più antico Consiglio di origine medievale, e soppresso nel 1730 dopo l'avvento della dinastia sabauda, il Senato di Monferrato ha sede in Casale ed è composto, negli anni in cui vi siede Rolando, da un presidente e da quattro senatori. Organismo per molti versi analogo a quelli dallo stesso nome sorti nel medesimo periodo in numerosi altri Stati della penisola, il Senato di Monferrato esercita in particolare la giurisdizione d'appello in tutte le cause in cui siano parti feudatari, comunità o luoghi pii, ed è altresì chiamato a controllare la regolarità delle investiture e delle successioni feudali. Una breve informazione sui caratteri e sulle vicende di questa importante istituzione è reperibile in dionisotti, Storia della magistratura piemontese, cit., I, pp. 203-204. Le indagini più recenti dedicate in tutto o in parte al Senato di Monferrato sono state citate supra, nota 27. L'Archivio del Senato di Monferrato, corredato da un inventario e da un repertorio delle parti e dei feudi realizzati nel secolo scorso, è oggi depositato presso l'Archivio di Stato di Alessandria; la superstite documentazione (1541-1730) è distribuita in 235 mazzi dedicati agli «atti di lite» e in 36 volumi di «investiture feudali». Cfr., al proposito, la Guida Generale degli Archivi di Stato italiani, I, Roma 1981, Archivio di Stato di Alessandria, pp. 313-331, in particolare p. 319.

30 Rinviamo in argomento alla recente sintesi, corredata dalla opportuna bibliografia e da cospicue indicazioni d'archivio, presente in antonino angelino, // castello di Casale alle origini e nel confronto tra comunità locale e principe, in // Castello di Casale Monferrato, Atti del Convegno di Studi (Casale Monferrato, 1-3 ottobre 1993), Casale Monferrato, Associazione Casalese Arte e Storia, 1995, pp. 27-51. Tra i contributi precedenti cfr., in particolare, pietro marchisio, L'arbitrato di Carlo V nella causa del Monferrato: Documenti inediti, in «Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino», XLII (1906-1907), pp. 1203-1228, e romolo quazza, // Monferrato nei centosettant'anni di dominio gonzaghesco, in «Convivium», IV (1932), fasc. 3, pp. 375-403.

31 E ciò nonostante il fatto che nel triennio 1533-1536 il Senato di Monferrato prosegua nello svolgimento dei propri compiti istituzionali come Senato «cesareo». Cfr., sul punto, lupano, // segretario monferrino Ottone Lupano, cit., pp. 79-80, n. 49.

32 In effetti, Rolando compone in questa occasione un lungo consilium suddiviso in due parti, volto a confutare le pretese successorie avanzate sul Monferrato dal duca di Savoia e dal marchese di Saluzzo. Si tratta con ogni probabilità del primo scritto dato alle stampe dal giurista monferrino; esso è infatti ricompreso nella collezione dei responsi redatti dai più famosi giuristi del tempo (da Andrea Alciato a Mariano Socini) in favore dei diritti vantati dai Gonzaga sul Monferrato: Consilia doctissima nuper aedita per mag. etprimarios Italiae iureconsultos infavorem illustris. et excellentiss. dominorvm Mantvae ducum, super Statu Montisfer­rati, Ferrariae, per magistrum Franciscum Rubeum de Valentia, 1536. Il consilium di Rolando (che nel volume testé citato si trova ai foll. 132v-145v) sarà successivamente scisso in due distinte consultazioni, che saranno a loro volta ristampate, con i numeri 2 e 3, nella prima tra le raccolte di Consilia pubblicate dal nostro giureconsulto. Su quest'ultimo testo torneremo più avanti nel corso di questo contributo.

33 È quanto avviene, ad esempio, nel caso della congiura ordita da Ettore Natta, membro di una importante famiglia schieratasi come i Dalla Valle dalla parte dei Gonzaga, e della quale fa parte anche il più noto giureconsulto Marco Antonio. Ettore Natta progetta nel 1533 un colpo di mano inteso a consegnare Casale e il Monferrato al duca di Mantova per mettere l'imperatore di fronte al fatto compiuto. Per tale motivo viene accusato del crimen laesae maiestatis, e viene inquisito e torturato dal vicarius del comune di Casale. L'affaire passa poi nelle mani del Senato, che lo trasmette a sua volta ai commissari deputati dall'imperatore. Rolando, nella sua qualità di senatore, viene dunque investito per un certo tempo della questione, ma non esita nel contempo a redigere un consilium nel quale attacca apertamente e con inconsueta violenza gli organismi municipali, sostenendo l'incompetenza delle giurisdizioni cittadine nei confronti del Natta, che poteva vantare una in realtà assai discutibile appartenenza agli ordini sacri. La vicenda è riassunta, con le necessarie indicazioni archivistiche, in lupano, // segretario monferrino Ottone Lupano, cit., pp. 84-85, n. 62. La consultazione redatta per l'occasione da Rolando sarà significativamente inserita in quarta posizione nel primo tra i volumi di Consilia pubblicati dal nostro giureconsulto. Su tale volume -come accennato - torneremo tra breve, limitandoci in questa occasione a riportare il polemico incipit del responso in oggetto: «In causa inquisitionis criminis laesae maiestatis, nulliter ac inique formatae contra magnificum dominum Hectorem Natam patricium casalensem, per dominum vicarium ipsius civitatis, ad falsam et dolosam suggestionem nonnullorum ipsius civitatis civium, qui tempore mortis illustrissimi loannis Georgii marchionis Montisferrati, et pendente causa ipsius domimi coram caesareis delegatis, tan-quam capita illius reipublicae una cum quibusdam tribunis plebis, more hostili et barbarico, nitebantur ean-dem rempublicam regere et gubernare, superiores suos vi pedibus conculcando, inferiores contemnendo, ac solos sibi aequales faciendo malevolos, scelestos et ab omni iure, tamen divino et humano, quam civili, reprobatos, omittendo superflua, et deveniendo ad substantialia, dico...».

Non è forse superfluo aggiungere che nel 1574 Porzia Dalla Valle, una delle figlie di Rolando, contrarrà matrimonio con Giacomo Natta, figlio di Ettore (cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I). In A.P. è conservata la minuta cartacea dei «Capitoli e patti» matrimoniali sottoscritti per l'occasione dai due consuoceri.

34 Cfr. angelino, // castello di Casale, cit., pp. 31 e 44, nn. 42-43.

35 La definizione è tratta da de conti, Notìzie storiche della città dì Casale e del Monferrato, cit., vol. VIII, p. 525.

36 A.S.C.C., Archivio Dalla Valle, segn. provvisoria D.V.A. n. 2. Originale cartaceo munito del sigillo marchionale. Anche in questo caso siamo di fronte a un documento inedito (che permette tra l'altro di correggere la data del 1555 indicata in guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I):

«Federicus et Margarita duces Mantue et Montisferrati marchiones etc. Essendo condecente et honesto che li hebrei habitanti nel / Stato n(ost)ro di Monferrato habiano uno co(mm)issario o sia conseuatore jnanti al quale se habiano ad cognoscere et contractare / li negocij che hauerano ad far cu(m) li christiani, et il qual habia ad farli et administrarli rasone summaria secun(do) il consueto / d'essi hebrei, et cognoscendo nuoi la suffìcientia, prudentia et dexterità del r(everen)do apostolico protonotario et cauallero m(esser) / Rolando de Valle, n(ost)ro dilectissimo senatore, per tenor delle p(rese)nte lo faciamo, constituimo et deputamo co(m-m)issario et / conseruator(e) generale de tutti li predetti hebrei habitanti et che habitarano cossi in questa n(ost)ra cita de Casale come / in qualu(n)che altra cita, terra et luoco del p(re)detto n(ost)ro d(omi)nio di Mon­ferrato mediato et immediato, cu(m) piena et ampia / possanza et autorità di puoter cognoscere, decidere et ter(m)inare su(m)mariamente et senza lite et processo et secundo il loro / consueto et solito rito hebreo tutte le cause ciuile et cri(min)ale che hano et ch(e) per lo aduenir(e) hauerano o vero qual sia di loro / hauerà cu(m) qualu(n)che christiano, cossi per le sorte principale come delle spese et interesse loro, et de procedere et far / executione co(n)tra qualu(n)che loro debitore n(ost)ro subdito et altri, secundo si fa co(n)tra li debitori n(ost)ri fiscali, riuocando ogni / altro conseuatore et co(mm)isario sopra de ciò deputato. Et ordinam(o) che da mo jnanti alchuno co(mm)issario, castellano, podestà, / vicario, iusdicente et altro n(ost)ro officiale possa né de-bia in modo alchuno impazarsi né intromettersi delle p(re)dette cose et / dependente da loro senza special n(ost)ra co(mm)issione, per esser mente et voluntà n(ost)ra, essendo essi hebrei tollerati da la / Sancta Chiesia Romana, che possiano star quietamente et senza dubio et cu(m) quello mancho trauaglio sarà possibile nel detto / n(ost)ro d(omi)nio. Dat. Casali die secundo januarij MDXXXVIJ».

In calce al documento si leggono l'annotazione «Visa Gull(iel)mus» e la sottoscrizione del notaio e segretario marchionale Damiano Deati («Dam(ia)nus Deatus»).

37 L'originale cartaceo del documento, munito del sigillo marchionale, è conservato in A.P. entro una camicia cartacea con annotazione di mano del XVIII secolo: «Patente di Consigliere, e primario Senatore / spedita da Federigo, e Margarita Duchi di / Mantova etc. al Rolando Della Valle /1537: 25: (dicem)bre». La camicia cartacea contiene anche un biglietto cartaceo con analoga annotazione di altra mano del XVII secolo: «Patente da Senatore e Consigliere spedita da Federico, e Margarita / d.d. di Mantoua e Marchesi di Monf(erra)to al Sig(no)r Rolando dalla Valle / li 25 (dicem)bre 1537». Trascriviamo anche questo inedito documento:

«Federicus et Margarita duces Mantue et Montisferrati marchiones etc. Et si principes deceat quoscu(m)-q(ue) / fideles suos gratijs et favoribus prosequi, eos tamen quos in tractandis administrandisq(ue) rebus / et negotijs eor(um) precipue gubernium et regimen patrie concernentibus semper fideles et promptos / fuisse compererint, maiori affectu amplecti debent. Cum igitur r(everen)dus ap(osto)licus prothonotarius et eques / ac mag(nifi)cus d(omin)us Rolandus de Valle doctor, senatorie dignitati per ill(ustrissi)mu(m) quon(dam) d(omi)n(um) Io. Georgiu(m) vltimum / marchionem Montisferrati patruu(m) n(ost)rum hon(orandissi)mu(m) assu(m)ptus, in officio ip(s)o semper laudabiliter ac su(m)ma / cum fide se gesserit et in adeptione huius n(ost)ri Status Montisferrati nullis parcendo laboribus / pro nobis insudauerit, visum est nobis, vestigia p(redic)ti ill(ustrissi)mi quon(dam) patrui n(ost)ri insequentes, eu(m)dem ad / dictum senatoris offìc(iu)m adhuc extollere. Quap(ro)p(ter) eu(n)dem d(omi)n(um) Rolandum, suis ita exigentibus / b(e)n(e)meritis et virtutibus et cuius prudentiam et integritatem iam in multis perspectam habemus, / in dilectum consiliariu(m) et senatorem n(ost)rum assumimus, constituimus et deputamus, ordini et nu(me)ro / alio(rum) senato(rum) n(ost)ro(rum) p(re)dicte patrie Montisferrati nouiter per nos deputato(rum) eum aggregantes, ita q(uod) / cum ip(s)is alijs senatoribus n(ost)ris sedeat et assistat expeditio(n)ibusq(ue) fiendis interueniat, disponat et ordinet. Volentes p(ro)p(te)rea ac statuentes et ordinantes q(uod) ip(s)e d(omi)n(u)s Rolandus eisdem gaudeat et potiat(ur) / honoribus, gratijs, priuill(eg)ijs, salario, p(re)eminentijs, prerogatiuis, dignitatibus, co(m)moditatibus et emolume(n)tis / q(ui)buscu(n)q(ue) quibus alij senatores n(ost)ri p(re)dicti gaudebunt et quo(modo)lib(et) potientur et iuxta ordinatio(n)es per / nos nuper editas. In quo(rum) testimoniu(m) p(ate)ntes n(ost)ras manu n(ost)ra propria subscriptas fieri iussimus / n(ost)riq(ue) sigilli imp(re)ssione muniri. Dat. Casali die XXIIIIJ dece(m)bris M.D.XXXVIJ».

38 La carica di Conservatore degli Ebrei - tra le più prestigiose e, con ogni probabilità, tra le più lucrose del Marchesato - individua un foro privilegiato di prima istanza, competente per tutte le controversie e i procedimenti civili e penali in cui almeno una delle parti sia rappresentata da un membro delle comunità israelitiche di Casale o del Monferrato. Il Conservatore è dotato di poteri tanto giurisdizionali che regolamentari, e può quindi emanare grida, proclamationes o altri provvedimenti consimili nelle materie di sua competenza. Rolando Dalla Valle mantiene tale carica almeno fino al 1564, come apprendiamo da un manoscritto cinquecentesco conservato in A.S.To., Monferrato, Materie Economiche, mazzo XII, n. 4, e intitolato (da mano del XVIII secolo) Registro degli atti seguiti nanti il Senatore Rolando Della Valle Conserbatore degli Ebrei habitanti non tanto nella città di Casale, che nelle altre città e terre del Dominio di Monferrato. Il manoscritto si apre riportando la patente di nomina del 1537 (supra, nota 36), e contiene l'elenco e la trascrizione degli atti giurisdizionali e dei provvedimenti posti in essere da Rolando Dalla Valle nella sua veste di Conservatore degli Ebrei nel periodo 1537-1564. Si tratta con ogni evidenza di un documento di grande rilevanza, attualmente oggetto di indagine da parte di chi scrive. L'esistenza del manoscritto era stata segnalata da salvatore foa, Gli Ebrei nel Monferrato nei secoli XVI e XVII, Alessandria 1914 (rist. anast. Bologna 1965), p. 11, n. 11. A tale testo rinviamo anche per una prima informazione sul Conservatore degli Ebrei e, più in generale, sui provvedimenti marchionali e ducali relativi all'argomento (in particolare alle pp. 106-138).

39 Il documento originale risulta disperso. Resta in A.P. la relativa camicia cartacea con annotazione di mano del XVIII secolo: «Confermazione a favore del sig(no)r senatore Rolando Della / Valle della Conservatoria degli Ebrei fattagli da Margarita, / e Francesco duchi di Mantova. 1549:12:(novem)bre». La camicia cartacea contiene un biglietto cartaceo con analoga annotazione di altra mano del XVII secolo: «Confermatione a fauore del sig(nor) Rolando Dalla Valle della Con- / seuatoria delli Hebrei fattali da Margarita, e Fran(ces)co duchi di / Mantoua del 1549».

40 Destinata a manifestarsi nelle raccolte di Consilia sulle quali torneremo tra breve.

41 II 12 agosto 1538 a Giovanni Vincenzo e Rolando Dalla Valle viene confermata l'investitura dell'avito feudo di Mirabello (cfr. antonio manno, // Patriziato Subalpino, Firenze 1895-1906, 2 voll., I, p. 273). Il 21 dicembre 1546 Rolando Dalla Valle viene investito della sesta parte del feudo di Cuccaro, che aveva acquistato da Giovanni Giorgio Colombo nel 1539 (Cfr.: manno, // Patriziato Subalpino, cit., I, p. 213; guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I). Il 24 marzo 1560 Agostino Spinola vende a Rolando Dalla Valle i redditi ordinari delle comunità di Acqui, Capriata e Fontanile nell'Alto Monferrato (cfr. lettera di Agostino Spinola, datata Tassarolo 24 marzo 1560, in A.S.C.C., Fondo Dalla Valle, segn. provvisoria D.V.L., n. 339). Ricordiamo ancora che il 7 dicembre 1545 Rolando ottiene, unitamente al fratello primogenito Giovanni Vincenzo e al cugino Gerolamo, la cittadinanza piacentina: l'episodio deve essere messo in relazione con i numerosi beni entrati a far parte del patrimonio dei Dalla Valle grazie all'eredità dell'ava di Rolando, la nobile piacentina Caterina Paveri Fontana. In A.P. sono conservati l'originale pergamenaceo della concessione della cittadinanza da parte del Consilium municipale piacentino e una copia notarile della stessa, redatta il 9 aprile 1761. Cfr., sul punto, guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I.

42 Pantasilea Bignone De' Caravaggio, di Cuccaro, erede di Tommaso, è vedova in prime nozze del vercellese Carlo Cazzino e in seconde nozze di Cesare Bobba, già membro, come Rolando Dalla Valle, del Consiglio marchionale. Pantasilea ha un figlio di secondo letto, Bernardino, forse identificabile con il Bernardino Bobba che partecipa al convivio descritto da Stefano Guazzo nel quarto libro della Civil Conversatione. Dal matrimonio con Rolando, celebrato dopo il 1536, nasce nel 1539 Antonio Maria che, pronunciati i sacri voti, diventa una delle personalità di maggior spicco dell'Ordine Barnabita a Milano, ove muore nel 1596 (cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit, vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I). In A.P. sono conservate due copie cartacee degli strumenti dotali relativi ai matrimoni di Pantasilea Bignone con Carlo Gazzino (4 settembre 1525) e con Cesare Bobba (18 marzo 1530). Pantasilea Bignone muore dopo il 7 aprile 1556; in tale data il letterato Antonio Ferrari le indirizza infatti un'epistola, che sarà data alle stampe nel 1570: antonio ferrari, Discorso brieve e dotto... sopra i quadri d'una delle sale dello illustre signor Rolando della Valle, Presidente di Monferrato, già drizzata alla signora Pentesilea sua consorte, nel MonteRegale, s. t, 1570. Il Discorso, che illustra un fregio pittorico di Giovanni Giacomo Lusignolo, è datato Nizza, 7 aprile 1556, ed è accompagnato da un sonetto dedicato dall'autore alla stessa Pantasilea. Cfr., su tale testo, Le Cinquecentine Piemontesi, II, Asti, Biella, Borgolavezzaro, Carmagnola, Casale, Chivasso, Cuneo, Ivrea, Mandovi, con il supplemento di Torino, a cura di Marina Bersano Begey e di Giuseppe Dondi, Torino 1966, p. 1520, n. 1082.

43 Maria è vedova di Bartolomeo Del Prato (che aveva sposato nel 1551) e ha un figlio di primo letto, Vincenzo. Dalla sua unione con Rolando nascono quattro figli: Ascanio (1563-1600), Ottavio (c. 1565-1600), Porzia e Virginia. Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. In A.P. è conservata una copia cartacea dello strumento dotale di Maria Della Chiesa, redatto il 20 maggio 1561; la dote ammonta a ben 1.000 scudi. Nel medesimo Archivio è conservato un attestato rilasciato il 26 marzo 1585 dal rettore della Universitas Juristarum di Padova, Thomas Von Schoffenstein, dal quale risulta che Ottavio Dalla Valle è iscritto alla matricola degli studenti della Facoltà giuridica dell'Ateneo patavino dal 1584.

44 Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. Stretti sono anche i rapporti dei Dalla Valle con la famiglia Bobba, nonostante il fatto che quest'ultima dal 1533 abbia preferito porsi al servizio della dinastia sabauda. Un esponente della famiglia Bobba aveva sposato in seconde nozze la prima moglie di Rolando, Pantasilea Bignone (cfr. supra, nota 42). Lo stesso cardinale Marcantonio Bobba, autorevole rappresentante dell'episcopato piemontese al Concilio di Trento, ci appare in diretta relazione con i Dalla Valle. Lo dimostrano una lettera di Antonio Maria Dalla Valle indirizzata da Roma il 1° marzo 1566 al padre Rolando, ove si segnalano i buoni uffici esercitati dal prelato in favore dello stesso Antonio Maria (cfr. infra, nota 57), e un messaggio inviato dal cardinale a Rolando il 23 ottobre 1574, nel quale il porporato si congratula per l'avvenuto matrimonio di Porzia Dalla Valle con Giacomo Natta. I due documenti sono conservati in A.S.C.C., Archivio Dalla Valle, segn. provvisoria D.V.L. nn. 335 e 340. Su Marcantonio Bobba cfr. luigi marini, voce Bobba, Marcantonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1968, pp. 807-813.

 

 

Ai vertici dello «Stato del Monferrato»

Superato non senza problemi il periodo di crisi corrispondente alla guerra franco-spagnola e alla occupazione francese di Casale (1555-1559)45, Rolando Dalla Valle ha modo di impegnarsi nuovamente e in prima persona nella delicatissima disputa giuridica e istituzionale che, dopo la pace di Cateau Cambrésis e la conseguente restituzione di Casale al duca di Mantova, per la seconda volta infiamma i rapporti da sempre assai tesi tra i Gonzaga da una parte, intenzionati a imporre il loro pieno dominio, e gli esponenti della classe dirigente cittadina, decisi a riaffermare e difendere le residue autonomie municipali.

Lo scontro si gioca su una pluralità di elementi talora di diffìcile lettura, che vanno dalle mire assolutiste del giovane duca Guglielmo Gonzaga al ruolo ambiguo del cugino Vespasiano e della madre Margherita Paleologa, dalla spaccatura della classe dirigente cittadina in un'ala radicale e oltranzista e in un'ala moderata, tesa alla ricerca del compromesso, alle discusse iniziative di Oliviero Capello e alla sua tragica fine46. Siamo di fronte a un insieme di fattori che non mancano di ripercuotersi - come di recente più volte sottolineato47 - sull'opera di un fine letterato come Stefano Guazzo, ma che hanno anche una precisa dimensione giuridica e tecnica, della quale un addetto ai lavori come Rolando Dalla Valle non può non farsi interprete48.

Seguendo i principi di fedeltà dinastica cari da sempre alla famiglia Dalla Valle, e non nascondendo il filo diretto che sembra collegarlo alla duchessa madre, Margherita Paleologa49, Rolando prende posizione a favore dei diritti vantati dai Gonzaga50, ponendo ancora una volta al servizio della causa gonzaghesca tutto il peso del proprio prestigio personale, delle proprie ricresciute attitudini di accorto politico51 e, last not least, di una indiscutibile perizia sul piano della tecnica e della cultura giuridiche52. In particolare, Rolando compare alla ribalta ogniqualvolta l'asprezza del contrasto e la violenza degli estremismi sembrano lasciare spazio al dibattito giuridico53, o alla ricerca del compromesso, o quantomeno a una civil conversatione54.

La fedeltà e l'impegno personale di questo se non altro coerente uomo di corte e di parte vengono ancora una volta pienamente riconosciuti e adeguatamente ricompensati dal principe55. Rolando Dalla Valle tocca infatti l'apice della propria carriera pubblica nel pieno dei turbinosi anni Sessanta del Cinquecento, e precisamente il 2 maggio 1567, quando viene innalzato da Guglielmo Gonzaga al prestigioso ufficio di Presidente del Senato di Monferrato56. Rolando viene in tal modo a occupare la più alta tra le cariche istituzionali del Marchesato, e alle sue cure è affidato, in buona sostanza, anche il governo della città. Da questo momento, infatti, egli sarà sempre indicato con l'appellativo di «Presidente del Monferrato» o di «Presidente di Casale» tout-court57.

La controversia che oppone i Gonzaga alla capitale del loro Marchesato58 non viene comunque decisa dal diritto, ma dalla forza. Le continue vessazioni cui sono sottoposti i Casalesi ostili al principe ne fiaccano la resistenza: i capifamiglia accettano, il 26 febbraio 1568, di prestare il giuramento di fedeltà ligia al duca59, e il 1° ottobre 1569 viene sanzionata la definitiva rinuncia alle residue prerogative giurisdizionali e di autogoverno. Anche in questo caso siamo di fronte ad avvenimenti ben noti nelle loro linee generali, e che per tale motivo ci limitiamo ad accennare60. Ciò che vogliamo invece sottolineare è il fatto che proprio negli anni nei quali tali vicende si svolgono Rolando, ormai entrato nell'ultima fase della sua vita, dà alle stampe quelle opere grazie alle quali, come accennato in precedenza, egli occupa un posto non irrilevante nella storia della dottrina giuridica cinquecentesca. A tali opere riteniamo utile dedicare in questa occasione un rapido cenno, rinviando ad altra occasione una più meditata e compiuta esposizione dell'argomento.

 

45 Rolando Dalla Valle viene coinvolto in un episodio, non privo di risvolti grotteschi, collegato all'occupazione francese di Casale, avvenuta grazie a una congiura nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1555. L'entrata in città delle milizie francesi avviene infatti mentre i titolari delle massime cariche cittadine e marchionali e i comandanti delle truppe spagnole sono riuniti nel palazzo Dalla Valle per una festa da ballo organizzata dal senatore Rolando. La vicenda si conclude con una poco gloriosa fuga in abiti carnevaleschi, attraverso le buie vie di Casale, degli ottimati di parte spagnola. Il fatto è narrato, da ultimo, in domenico testa, Storia del Monferrato, Castello d'Annone 1979, p. 186. Un cenno più succinto al medesimo avvenimento è reperibile in de conti, Notizie storiche della città di Casale, cit., vol. V, pp. 286-287, e in quazza, Il Monferrato nei centosettant'anni di dominio gonzaghesco, cit., p. 379. Nel periodo dell'occupazione francese Rolando si rifugia nei propri possedimenti feudali situati nella campagna monferrina (si veda infra, nota 55, la lettera scritta da Cuccaro il 15 settembre 1555), o segue il Senato nei suoi spostamenti di sede (dapprima Alessandria, poi Acqui, Nizza, e infine Fontanile), documentati dalle cronache casalesi dell'epoca (cfr. ferrerO, Tre cronache di un settennio drammatico, cit., pp. 128-130). In questi stessi anni si colloca la morte della prima moglie, Pantasilea Bignone (supra, nota 42).

46 Rinviamo, in argomento, alla recente messa a fuoco operata in ferrerO, / cronisti e il letterato e Tre cronache di un settennio drammatico, citt., passim.

47 In primo luogo nel commento e nell'apparato critico che accompagna la riedizione di stefano guazzo, La Civil Conversatene, a cura di Amedeo Quondam, Modena 1993, 2 voll.

48 Il fatto che anche nei «ponderosi volumi di Consilia di Rolando della [rectius: Dalla] Valle e di Gian Pietro Sordi» si trovi «registrata, con sorprendente puntualità, la situazione di profondo disagio che affiora dalla Civil Conversatene» di Stefano Guazzo è stato già opportunamente sottolineato da bruno ferrerO nella sua recensione all'edizione dell'opera del Guazzo curata da Amedeo Quondam, in «Monferrato. Arte e Storia», 6 (1994), pp. 47-48.

49 Sul punto, cfr. infra, nota 52.

50 Un breve accenno al ruolo svolto in questo contesto da Rolando Dalla Valle è contenuto in de conti, Notizie storiche della città di Casale, cit., vol. V, pp. 425-426.

51 In una lettera di Francesco Papalardo a Oliviero Capello del 12 luglio 1564 è descritto un intervento informale operato da Rolando Dalla Valle sui rappresentanti del comune, onde indurii ad adottare una procedura di nomina dei proconsoli che consenta al principe di operare la scelta definitiva. La lettera è trascritta, senza indicazioni archivistiche, in ricaldone, Annali del Monferrato, cit., vol. II, pp. 1365-1366.

52 In A.S.To., Corte, Feudi del Monferrato, mazzo 18, n. 2, è stato recentemente ritrovato un consilium inedito, redatto da Rolando Dalla Valle su richiesta della duchessa Margherita Paleologa. Il consilium non è datato ma appartiene con ogni probabilità alla prima fase della controversia giurisdizionale che oppone negli anni Sessanta il comune casalese ai Gonzaga. Lo scritto intende infatti dimostrare da un lato la pienezza e l'assolutezza dei poteri spettanti ai Gonzaga come marchesi del Monferrato anche sulla città di Casale, e dall'altro l'inconsistenza delle autonomie giurisdizionali e dei diritti di autogoverno strenuamente difesi dagli esponenti della classe dirigente municipale. Si tratta di un testo di una certa estensione, che occupa 34 fogli non numerati di un fascicolo cartaceo, e che risulta redatto in una chiara ed elegantissima grafia umanistica. Sull'ultimo foglio è possibile leggere, in grafia alquanto differente rispetto a quella del resto del documento, la sottoscrizione sicuramente autografa del giurista: «Rolandus a Valle, luris Consultus, eques, ac primarius in Monteferrato senator, secundum suprascripta respondi et subsignavi». Il merito della scoperta del documento - attualmente oggetto d'indagine da parte di chi scrive - è ascrivibile a Pier Luigi Muggiati, che ne ha segnalato per la prima volta l'esistenza in muggiati, Alessandro Dalla Valle: famiglia e società nella formazione di un diplomatico piemontese del XIX secolo, cit., p. 70 e n. 8. Di un certo interesse appare l'esordio del consilium, dal quale traspaiono da un lato il disagio del giurista, chiamato a pronunciarsi sulla base di una documentazione incompleta, e dall'altro il rapporto diretto che lega Rolando Dalla Valle alla duchessa Margherita: «Libenter, si potuissem, a praesenti consultatione prò nunc abstinuissem, quoniam semper difficillimum existimavi consulentem posse bene repondere, nisi visis omnibus iuribus utriusque partis. Tamen, ut monitis illustrissimae et excellentissimae dominae meae ducissae satisfaciam, quae mihi imperavit, ut dicere velim quid iuris sentiam super iuribus per me visis, provinciam hanc fideliter amplector» (fol. Ir del ms. torinese).

53 Come accade ad esempio nella fase iniziale della controversia, quando - in un momento non meglio precisabile del 1562 - gli avvocati e i giureconsulti di parte cittadina sostengono le ragioni del comune in aperto dibattito «avanti il Senato, ed alla presenza degli signori senatori del signor duca, de' quali era prin­cipale il signor Orlando (sic) della Valle, cittadino e gentiluomo di Casale, il signor marchese Antonio Natta d'Isola dello Stato di Monferrato, il signor Bardallona, mantovano, ed ancora il signor Balduino, medesimamente mantovano; e tutti questi quattro sopraddetti erano tutti senatori di sua eccellenza». L'episodio è accuratamente descritto dal Copiale d'Istoria (supra, nota 4), ed è riportato alle pp. 355-357 dell'edizione Scarabelli.

54 È quanto si verifica durante un'assemblea cittadina riferibile al febbraio del 1568, nel corso della quale Rolando interviene sostenendo come non sia solo necessario ma anche conveniente per i Casalesi accettare le imposizioni del principe. «E per tale parlare di esso presidente furono alquanti di essi cittadini allegrati e mitigati li loro cuori, piangendo tutti per allegrezza essi convocati; e così dissero tutti al detto presidente, che così speravano, raccomandandosi al medesimo di voler essere buon protettore a quella sua città, dove esso era nato ancora cittadino antico di essa». L'episodio è ampiamente riferito nel Copiale d'Istoria (supra, nota 4; cfr. edizione Scarabelli, p. 420).

55 Nel testo ci riferiamo ai riconoscimenti legati al cursus honorum di Rolando. Ma un ruolo non meno rilevante è stato indubbiamente svolto dalle non poche immunità e dai consistenti privilegi ottenuti da Rolando Dalla Valle in materia fiscale e tributaria. In A.S.C.C., Fondo Dalla Valle, segn. provvisoria D.V.A., n. 28, è reperibile una dichiarazione del notaio Giovanni Cane, che afferma l'esistenza di numerose esenzioni contributive concesse a Rolando sia dal governatore imperiale don Alvaro De Luna sia dai rappresentanti della casa regnante (Anna di Alençon, Margherita Paleologa, Federico Gonzaga), e che attesta altresì l'avvenuta distruzione della relativa documentazione al momento dell'occupazione francese di Casale (1555-1559). La dichiarazione di Giovanni Cane viene sottoscritta a Casale il 27 novembre 1564. Ma già l'anno precedente Margherita Paleologa e il figlio Guglielmo Gonzaga avevano provveduto a rilasciare a Rolando Dalla Valle una piena e assoluta conferma delle esenzioni da qualsiasi forma di imposizione fiscale su qualsivoglia bene o reddito posseduto o goduto all'interno del Marchesato; in A.P. è presente una copia cartacea di tale esenzione generale, data in Casale il 9 agosto 1563. L'esenzione generale, valevole anche per eredi e discendenti, è confermata dal duca Guglielmo con un privilegio rilasciato a Mantova il 24 maggio 1571; una copia semplice di tale privilegio è stata di recente individuata in A.S.C.C. nel corso dei lavori di riordino del Fondo Dalla Valle. In A.S.To., Lettere Particolari, alla voce Della Valle Rolando, è infine conservata una lettera di Rolando, inviata da Cuccaro il 15 settembre 1555 al commissario imperiale Giovanni Matteo Cocconato, nella quale il giurista lamenta il fatto che, senza tener conto dei privilegi accordatigli, le autorità imperiali vogliano operare un prelievo su un certo numero di sacchi di grano prodotti nei suoi possedimenti di Camagna.

56 In mancanza del documento di nomina, concordano su tale data le indicazioni fornite da dionisotti, Storia della magistratura piemontese, cit, II, p. 444, e da guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. Il Copiale d'Istoria (supra, nota 4) conforta tali indicazioni; nell'edizione Scarabelli il testo del Copiale viene sintetizzato dal curatore nel modo seguente (p. 402): «A' dì 4 di maggio [1567], il Gonzaga, lasciato Presidente di Casale e di tutto il Monferrato Orlando (sic) Dalla Valle, gentiluomo Casalasco, se ne partì per Mantova. Rimasero in Casale la Duchessa e i figliuoli». Prima della nomina ora ricordata Rolando è insignito del titolo di Primarius Senator, che compare anche sui frontespizi delle opere pubblicate fino al 1567. Nelle opere date alle stampe successivamente, egli viene invece indicato come Praeses Senatus Montisferrati. La qualifica di Primarius Senator passa a Marco Antonio redatto in collaborazione dai due giuristi: «Rolandus a Valle Praeses Senatus Montisferrati, et Marcus Antonius Natta, come risulta dalla sottoscrizione apposta al consilium 79 dello stesso volume dei Consilia di Rolando, Primarius Senator ipsius Status».

57 Cfr. supra, nota 4, e infra, nota 88. Negli anni Sessanta Rolando Dalla Valle è ormai un personaggio più che autorevole anche al di fuori dei confini del Marchesato. Egli può infatti permettersi di scrivere personalmente al neoeletto Pontefice Pio V (l'alessandrino Michele Ghislieri), scusandosi per la «mala indispositione» che non gli consente di compiere il viaggio a Roma per assistere alle cerimonie di consacra­zione, e preannunciando l'arrivo in sua rappresentanza del figlio primogenito Antonio Maria. La minuta autografa della lettera, scritta da Casale il 15 gennaio 1566, è conservata in A.S.C.C., Archivio Dalla Valle, segn. provvisoria D.V.L. n. 341. Nel medesimo Archivio Dalla Valle, segn. provvisoria D.V.L. n. 335, è altresì conservata una lettera di Antonio Maria Dalla Valle indirizzata da Roma al padre Rolando il 1° marzo 1566; in tale lettera vengono descritte in termini espliciti e di grande interesse le relazioni talora sotterranee e spesso difficilmente decifrabili che caratterizzano il funzionamento della Curia romana.

58 Che solo da un secolo, e precisamente dal 1474, era stata insignita del titolo di città. Cfr. aldo A. settia, «Fare Casale ciptà». prestigio principesco e ambizioni familiari nella nascita dì una diocesi tardo medievale, in «Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e Asti», XCVI-XCVII (1987-1988), pp. 285-318.

59 In tale occasione Rolando Dalla Valle tiene un'orazione dai toni consolatori ai cittadini di Casale, radunati in Sant'Evasio alla presenza di Vespasiano Gonzaga. In particolare, il giurista promette di impegnarsi onde ottenere una mitigazione di talune delle dure condizioni imposte alla città come contropartita per l'allentamento di quella sorta di stato d'assedio che il duca le aveva imposto. I contenuti dell'orazione sono diffusamente riferiti dal Copiale d'Istoria (supra, nota 4; cfr. pp. 424-425 dell'edizione Scarabelli).

60 Anche su questo punto rinviarne all'informata sintesi e al ricco corredo bibliografico e archivistico offerti in angelino, // castello di Casale, cit., pp. 31-32 e 44, nn. 43-46.

 

 

L'opera giuridica: Rolando Dalla Valle trattatista e consulente

La notorietà conseguita da Rolando Dalla Valle come giurista riposa su una serie invero non particolarmente cospicua di titoli, che ci offrono nondimeno l'occasione per riflettere non solo sui caratteri della produzione dottrinale di un giurista cinquecentesco, ma anche su talune personali vicende del nostro autore. I lavori dottrinali di Rolando appartengono ai due generi di gran lunga più diffusi nella letteratura giuridica del XVI secolo, il tractatus61 e il consilium62. Più in particolare, il «Presidente del Monferrato» ci ha lasciato - senza contare taluni apporti minori63 - due trattati e quattro volumi di consilia, pubblicati a ritmo pressoché regolare nel corso dell'ultimo quindicennio della sua vita.

 

61 Per una prima informazione sul tractatus, «monografia volta a contemplare in forma specialistica, sistematica ed organica un definito settore del diritto e la relativa prassi», cfr. adriano cavanna, Storia del diritto moderno in Europa. Le fonti e il pensiero giuridico, 1, Milano 1979, pp. 146-148 (indicazioni bibliografiche alle pp. 636-637).

62 Espressione di un'attività di consulenza privata, il consilium conquista nel XV e nel XVI secolo il primato su ogni altra forma di letteratura giuridica, e segna nel campo della giurisprudenza il momento del «trionfo del pragmatismo» (l'espressione è tratta da cavanna, Storia del diritto moderno in Europa, cit., p. 150). Sui Consilia e sulla letteratura consiliare esiste una vastissima produzione storiografica. Ci limitiamo qui a rammentare, a chi voglia operare un primo approfondimento in materia, le limpide pagine dedicate all'argomento da luigi lombardi, Saggio sul diritto giurisprudenziale, Milano 1967, pp. 119-199, e le accurate e recenti ricerche di mario ascheri: / consilia dei giuristi medievali. Per un repertorio - incipitario computerizzato, Siena 1982; Tribunali giuristi e istituzioni dal medioevo all'età moderna, Bologna 1989, pp. 185-209 e 237-254; Diritto medievale e moderno. Problemi del processo, della cultura e delle fonti giuridiche, Rimini 1991, pp. 212-255.

63 Ci riferiamo a talune occasionali pubblicazioni quali quelle segnalate supra, note 19 e 31.

 

 

1- Quaestiones super statuto de lucro dotis

Il primo e probabilmente il più importante tra i due testi trattatistici appare nel 1559, e cioè in un anno decisivo, come abbiamo visto, sia per la storia di Casale e del Monferrato che per la vicenda umana del nostro giurista. Il trattato reca il titolo di Quaestiones CXI super statuto de lucro dotis, e viene dato alle stampe a Milano, tranquilla e sicura capitale dell'amica Lombardia spagnola, presso l'officina del tipografo Francesco Moscheni64, da poco trasferitesi da Alessandria65. Numerose saranno poi le ristampe dell'opera, fino alla fine del XVI secolo66.

Il problema che si pone all'origine delle Quaestiones riguarda la destinazione dei beni dotali quando la moglie muoia in costanza di matrimonio, e in particolare l'applicabilità della specifica disciplina dettata al riguardo da numerosissime legislazioni statutarie in deroga alle regole previste dal diritto romano-comune. Ci si domanda in particolare se, «soluto matrimonio per mortem uxoris», la dote debba tornare alla famiglia d'origine, come dispone appunto lo ius civile, se possa invece essere lucrata dal marito, o se debba piuttosto essere assegnata, quando sussista una discendenza diretta, ai figli, alle figlie o ad altri eredi67. Nonostante la chiarezza del principio affermato dal diritto romano68, Rolando prende posizione a favore della piena applicabilità delle legislazioni municipali sia nel caso in cui queste dispongano il lucro dotale a favore del marito in assenza di prole69, sia quando gli statuti privilegino la posizione dei figli e delle figlie70.

Non possiamo non sottolineare, a questo punto, la piena corrispondenza tra la problematica testé riassunta e alcuni specifici momenti delle vicende di Rolando Dalla Valle. Nel corso della sua non sempre tranquilla esistenza il protagonista di queste pagine contrae infatti matrimonio, come già ricordato, in due occasioni. La prima moglie Pantasilea Bignone de' Caravaggio, unica erede di un cospicuo patrimonio e già due volte vedova, muore alla fine degli anni Cinquanta dopo aver testato a favore dei figli Bernardino Bobba e Antonio Maria Dalla Valle. La seconda moglie Maria Della Chiesa, andata sposa a Rolando nella primavera del 1561, è una vedova ancor giovane che entra nella famiglia Dalla Valle accompagnata, oltre che da una congrua dote, da almeno un figlio71. Come si può ben vedere, si tratta di una situazione familiare che possiamo ben definire da manuale, caratterizzata da una fitta ragnatela di articolati rapporti patrimoniali e di parentela che si accompagna a un intreccio altrettanto complesso di diritti successori concorrenti e contrapposti.

Non appare a questo punto casuale il fatto che le Quaestiones vengano date alle stampe per la prima volta nel 1559, quando l'autore ha da poco visto concludersi la sua prima esperienza matrimoniale, e forse già medita di passare a seconde nozze. Le preziose e dirette conoscenze accumulate nel momento il cui si è dovuto provvedere alla destinazione dei beni, che sappiamo cospicui, di Pantasilea Bignone, e le precise strategie poste in essere per la difesa e l'incremento del patrimonio familiare vengono brillantemente sfruttate sul piano dottrinale in un'opera destinata a costituire un punto di riferimento obbligato in materia, per i giuristi del tardo diritto comune72. Abituato nella sua attività  professionale a dare veste giuridica ai problemi e alle controversie altrui, Rolando Dalla Valle nelle Quaestiones super statuto de lucro dotis ci offre dunque, nelle collaudate forme del trattato scientifico, il singolare riflesso della stessa esperienza umana di un nobile cinquecentesco che, nel corso della su vita, si è dovuto più volte confrontare in prima persona con i numerosi e complessi problemi del diritto familiare e successorio.

 

64 CLARISS. I. C. D. ROLANDI / A VALLE EQVIT1S, ET / primarii Senatoris Montisferratis, / Patritii Casalensis, / QVAESTIONES CXI. PERVTILES, / quotidianaeque, super Statuto de lucro Dotis; ad / communem omnium vtilitatem editae, / & locupletissimo Indice instructae. I Cum Priuilegio. / [fregio] / [marca editoriale] / MEDIOLANI, I EX TYPIS FRANCISCI MOSCHENII: / [linea] / M D LIX. / [fregio] / (4°; ff. [4], pp. 312, ff. [26]). L'opera è preceduta da una dedica (ff. [2]r-[3]r) indirizzata dall'autore a Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova e marchese del Monferrato, dalla quale apprendiamo che le Quaestiones sono il frutto di un anno di costante applicazione. Il volume contiene altresì alcuni componimenti poetici in lode dell'autore, opera dei letterati Antonio Bellini, Giovanni Giacomo Bottazzi e Antonio Ferrari (ff. [3]v-[4]r).

65 Ad Alessandria Moscheni, che pubblica spesso testi di autori monferrini e casalesi, aveva tra l'altro curato la nota edizione del 1547 degli statuti municipali.

66 Delle Quaestiones sono note, accanto alla prima, altre undici edizioni, che ne dimostrano la diffusione europea: Venezia 1561 (due edizioni), Venezia 1562, Venezia 1567, Lione 1569, Venezia 1571 (due edizioni), Venezia 1580, Venezia 1584, Francoforte 1586, Colonia 1599.

67 La questione può ulteriormente complicarsi in seguito alle diverse circostanze di fatto, ad esempio quando la donna sia già a sua volta vedova, quando vi siano figli nati da un precedente matrimonio, quando esista un testamento, e così via. Le varie posizioni assunte in argomento dai giuristi dei secoli XIV-XVI e i contenuti delle legislazioni municipali sono esaustivamente approfonditi nel citato contributo dedicato da gian paolo massetto a // lucro dotale nella dottrina e nella legislazione statutaria lombarde dei secoli XIV-XVL In tale indagine ampio spazio è riservato allo studio delle opinioni espresse da Rolando Dalla Valle nelle Quaestiones del 1559.

68 «De iure civili introductum fuerit quod dos, soluto matrimonio, revertatur ad patrem» (rolando dal­la valle, Quaestiones CXI perutiles quotidianaeque super statuto de lucro dotis, Mediolani, ex typis Francisci Moscheni, 1559, cit., Quaestio Prima, § 6, p. 2).

69 Alla domanda «an statutum disponens quod, uxore praemoriente sine liberis, maritus lucretur dote valeat», Rolando risponde in modo decisamente affermativo: «et dicas quod sic» (rolando dalla vali Quaestiones CXI perutiles quotidianaeque super statuto de lucro dotis, Mediolani, ex typis Francisci M scheni, 1559, cit., Quaestio Prima, § 1, p. 1).

70 «Ideo valent statuta quae disponunt super successione fìliorum vel filiarum» (rolando dalla val Quaestiones CXI perutiles quotidianaeque super statuto de lucro dotis, Mediolani, ex typis Francisci TV scheni, 1559, cit., Quaestio Prima, § 2, pp. 1-2).

71 Cfr. supra, note 42-43 e testo corrispondente.

72 Cfr., sul punto, massetto, // lucro dotale, cit., passim.

 

 

2- Tractatus de inventarii confectione

Nel 1572 Rolando pubblica a Venezia, presso l'officina di Giovanni Battista Somasco, il suo secondo tractatus, che reca il titolo De inventarii confectione73. In questa monografia l'autore intende meticolosamente illustrare le modalità di redazione della «scriptum» nella quale devono essere elencate le «res inventae in haereditate»74.

Anche in questo caso siamo di fronte a una serie di problemi che hanno a lungo impegnato, nei secoli del tardo diritto comune, le energie intellettuali di molti professionisti del diritto, e che in qualche misura hanno fattivamente contribuito alle loro fortune materiali. E anche in questo caso è lecito sospettare che i temi trattati siano stati suggeriti a Rolando Dalla Valle da una sua personale vicenda.

In questo secondo trattato, peraltro, gli aspetti tecnico-formali dell'elaborazione giurisprudenziale sono spinti, per la natura stessa dell'argomento, alle estreme conseguenze75, e il legame tra l'impegno dottrinale e la diretta esperienza, pur se di indubbia sussistenza, appare più generico e meno condizionato da una specifica situazione contingente.

 

73 TRACTATVS / NON MINVS / VTILISSIMVS QUAM / NECESSAR1VS DE / Inuentarij Conf tione. / ROLANDI A VALLE I. V. D. / Excellentissimi, Patricijque Casalensis / & Senatus Montisferi praesi- / dis meritissimi. / Nunc primum ad communem utilitatem I cum Summarijs & locupletissimo e nium I rerum notabilium Repertorio, I in lucem editus. I CVM PRIVILEGIIS. / [marca editoriale] / \ NETIIS. / Ex Officina loan. Bapt. Somaschi, 1573 / [in fine, f. 235v:] VENETIIS. / Apud lacobum Antonium Somaschum, & Julium Fratres. I MDLXXII. / (8°; ff. [40], 235). Il testo è preceduto da una dedica dell'autore al principe Vincenzo Gonzaga (f. [2]). Notiamo la differenza tra le indicazioni tipografiche del frontespizio (Venetiis, ex officina loan. Bapt. Somaschi, 1573) e quelle del colophon (Venetiis, apud lacobum Antonium Somaschum et Julium fratres, MDLXXII). Del Tractatus de inventarii confezione sono note altre cinque edizioni: Pesaro 1574, Venezia 1584, Colonia 1599, Torino 1612, Ginevra 1672.

74 «Inventarium est iIla scriptura in qua res inventae in haereditate conscribuntur» (rolando dalla valle, Tractatus de inventarii confezione, Venetiis, ex officina loan. Bapt. Somaschi, 1573, cit, Quaestio X, § 1).

75 L'autore si propone in effetti di trattare tutti i più minuti risvolti pratici della questione, poiché la redazione dell'inventario dei beni ereditali «res scrupolosa est, et in eius confectione saepe industriosi falluntur» (rolando dalla valle, Tractatus de inventarii confectione, Venetiis, ex officina loan. Bapt. So­maschi, 1573, cit., Prooemium).

 

 

3- Consilia

Una posizione ancor più rilevante, nel panorama della produzione dottrinale rolandiana, è occupata dai Consilia, ai quali è in realtà dovuta buona parte della fama raggiunta dall'autore nel mondo della giurisprudenza. Essi sono il frutto di una intensa e proficua attività di consulenza professionale, coltivata per parecchi decenni e sfociata nella pubblicazione di quattro po­derosi volumi in folio. In ciascuno di questi volumi sono raccolti cento con­silia76, a loro volta scelti tra un numero di consultazioni che dobbiamo pensare assai superiore77. I quattro volumi vengono pubblicati, in prima edizione, a Lione nel 1560 (vol. I)78, e a Venezia nel 1565 (vol. II)79, nel 1570 (vol. III)80, e nel 1575 (vol. IV)81. Assai frequenti sono poi le ristampe, in Italia e in Europa, fino all'inizio del XVII secolo, indice indubitabile del notevole successo incontrato dall'opera di Rolando nel complesso mercato dell'e­ditoria giuridica del tardo Cinquecento82.

Le raccolte di consilia sono, per loro natura, di carattere miscellaneo e abbracciano un ampio ventaglio di argomenti, ma i temi grazie ai quali il nome di Rolando Dalla Valle ha potuto imporsi con maggiore autorevolezza nel panorama dottrinale del suo tempo sono quelli più strettamente legati alle vicende politiche che abbiamo avuto modo di richiamare nelle pagine precedenti83. Non per nulla, in effetti, il primo dei quattro volumi di Consilia si apre con le consultazioni che hanno assicurato a Rolando la posizione di giurista in buona sostanza "di fiducia" della dinastia prima marchionale e poi ducale, e cioè con i tre consilia volti a sostenere le ragioni dei Gonzaga nella controversia per la successione del Monferrato84.

Una notevole rilevanza, nel complesso della produzione consiliare di Rolando, hanno anche le questioni in materia feudale. Tale rilevanza può essere a sua volta ricollegata alle specifiche competenze esercitate dal Senato di Monferrato, chiamato - lo rammentiamo - a esercitare la giurisdizione d'appello in tutte le cause in cui siano parti feudatari, comunità o luoghi pii e a controllare altresì la regolarità delle investiture e delle successioni feudali85.

Tutto ciò non impedisce peraltro al giureconsulto monferrino di esercitare la sua perizia tecnica e le sue capacità di approfondimento dottrinale in ordine a qualsiasi aspetto dello studio del diritto, secondo un carattere del resto comune a numerosi autori dell'epoca qui considerata, i quali, prima di essere civilisti o criminalisti, canonisti o feudisti, sono e vogliono essere giuristi a tutto campo86. E in effetti lo stesso Rolando, uomo di legge completo e compiuto, si sen­te perfettamente padrone dei vari rami del sapere giuridico, e in numerose occasioni non esita a correggere, pur con toni di ufficiale rispetto e considerazione, le opinioni espresse su punti specifici da autorevoli colleghi.

Il materiale contenuto nei Consilia costituisce dunque lo specchio di una lunga e fortunata carriera professionale, nel corso della quale Rolando Dalla Valle ha saputo conciliare l'attività del giurista consulente con quella del fidato consigliere dinastico e dell'autorevole supremo magistrato, nella vigile aderenza ai problemi della prassi e nella costante attenzione ai complessi rapporti di una compagine sociale colta in un momento di profonda instabilità, della quale le grandi vicende delle successioni dinastiche e le aspre controversie giurisdizionali sono solo le manifestazioni più evidenti.

 

76 Nelle opere di Rolando sono presenti scelte strutturali caratterizzate da uno spiccato gusto, che potremmo definire barocco, per le combinazioni numeriche. Se infatti ciascuno dei volumi di Consilia contiene esattamente cento consultazioni, le Quaestiones super statuto de lucro dotis raggiungono il numero di centoundici, mentre il Tractatus de inventarii confectione è a sua volta costituito da duecentoventidue quaestiones, analoghe nella struttura e nella forma a quelle contenute nella monografia dedicata al lucro dotale.

77 Lo stesso Rolando accenna, nella dedica del Primo Volume al cardinale Ercole Gonzaga, ai numerosissimi consilia «quae in scriniis meis latebant».

78 CONSILIA / CLARISSIMI / IV- / RISCONSVLTI / EQVITISQVE / AC PRIMARII / MONTI-SFERRATI. / SENATORIS / DOMINI / ROLLANDI a Valle Patritij Casalensis cum Summariis / & nu-meris aptè distinctis vnicvique consilio praepositis, / Necnon Indice locupletissimo ad omnium I utilitatem nunc in lu- I cem aedita. / [fregio] / [marca editorile di Scipion de Gabiano] / LVGDVNI, I Apud loan. Franciscum de Gabiano, / M. D. LX. / Cum Priuilegio. / [in fine, p. 572:] LVGDVNI, / Excudebat loannes d'Ogerolles / M. D. LXI. / (folio; ff. [40], pp. 572). Il volume è dedicato dall'autore al cardinale Èrcole Gonzaga (f. [2]). Anche in questo caso notiamo la differenza tra le indicazioni tipografiche del frontespizio (Lugduni, apud loan. Franciscum de Gabiano, MDLX) e quelle del colophon (Lugduni, excudebat loannes d'Ogerolles, MDLXI).

79 CONSILIORVM / SIVE RESPONSORVM / LONGE PRESTANTISSIMI, I atque celeberrimi lu-risconsulti, Equitisque, ac I primarii Montisferrati Senatoris I D. ROLANDI A VALLE / Patritij Casalensis. / Tomus Secundus. / Nunc primum in lucem editus, cum Summarijs vnicuiq; / consilio adiectis, nec non Indice rerum ac / verborum copiosissimo. / [fregio] / CVM PRIVILEGIO I [marca editoriale] / VENETIIS / Apud Franciscum de Portonariis. / M. D. LXV. I (folio; ff. [38], 230;). La raccolta viene dedicata dall'autore al cardinale Federico Gonzaga (f. [2rv]).

80 CONSILIORVM / SEV MAVIS / RESPONSORVM / ROLANDI A VALLE / IVRIS CVM CIVILI, / TVM PONTIFICII / CONSVLTISSIMI, / PATRICII CASALENSIS, EQVITIS / AC IN SENATV MONTISFERRATI / PRAESIDIS DIGNISSIMI, / LIBER TERTIVS / Nunc primum in lucem editus. / Non absque summarijs, et indice locupletissimo. I CVM PRIVILEGIIS. / [marca editoriale] / VENETIIS / Apud loannem Baptistam Somaschum, et Fratres. / M. D. LXX. / (folio; ff. [4], 230, [1], [42]). Rolando dedica il volume a Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova e marchese del Monferrato, accennando alla recente nomina a Presidente del Senato di Monferrato (ff. [2]-[3r]). Il testo vanta un privilegio editoriale concesso a Madrid il 26 agosto 1569 da Filippo II di Spagna (f. [3v]), e contiene altresì due componimenti poetici anonimi in lode dell'autore (f. [4r]).

81 CONSILIORVM / SIVE MAVIS / RESPONSORVM / ROLANDI A VALLE, / IVRIS CVM CIVILIS TVM PONTIFICII / CONSVLTISSIMI PATRICII CASALENSIS, / equitis, ac in Senatu Montisferrati Praesidis dignissimi. / Liber Quartus. / CVM INDICE RERVM OMNIVM LOCVPLETISSIMO. / Cum Privile-gijs Summi Pont. Caesareae Maiestatis, Regis Chistianissimi; Catholici / Regis Hispaniarum, ac Illustriss. Senatus Veneti & aliorum Principum. I [marca editoriale] / VENETIIS. / [linea] / Apud Franciscum Zilettum, & Franciscum / Portonarium. MDLXXV. / (folio; ff. [36], 191). Il testo è introdotto da una dedica al Sommo Pontefice Gregorio XIII (f. 2rv). Una minuta con correzioni autografe di tale dedica è stata di recente individuata in A.S.C.C. nel corso dei lavori di riordino dell'Archivio Dalla Valle. Nel medesimo Archivio è conservata una lettera autografa di Stefano Guazzo (segn. provvisoria D.V.L. n. 334), con la quale il letterato avverte Rolando Dalla Valle dell'avvenuta concessione da parte del «Re Christianissimo» di Francia del privilegio editoriale cui si accenna nel frontespizio del volume.

82 Fino al 1606, anno dell'ultima edizione nota, sono state rintracciate da chi scrive ben 28 edizioni dei Consilia di Rolando Dalla Valle, così distribuite: 6 edizioni del primo volume a partire dal 1560; 6 edizioni del secondo volume a partire dal 1565; 5 edizioni del terzo volume a partire dal 1570; 5 edizioni del quarto volume a partire dal 1575; 1 edizione dei volumi dal primo al terzo del 1573; 5 edizioni dei quattro volumi uniti dal 1584 al 1606. Per quanto riguarda i luoghi di stampa, abbiamo: Venezia (14 edizioni), Lione (9 edizioni), Torino (2 edizioni), Pesaro (1 edizione), Piacenza (1 edizione), Francoforte sul Meno (1 edizione).

83 E' interessante notare, al proposito, come nell'edizione dei quattro volumi dei Consilia di Rolando pubblicata nel 1585 a Lione da Symphorien Bèraud ed Etienne Michel il frontespizio sia arricchito da una sorta di avvertenza promozionale, nella quale si sottolinea come nelle consultazioni del giurista monferrino si decidano specialmente le «graves praecipue iuris controversiae de iure in regnis, principatibus, ducatibus, comitatibus, marchionatibus et feudis acquirendo vel amittendo». Da quel momento in poi questa frase sarà ripresa e diventerà quasi tralatizia nelle note biobibliografiche dedicate a Rolando Dalla Valle fino alla fine del XVIII secolo (supra, nota 5). Lo stesso canonico casalese Giuseppe Antonio Morano, scrivendo nel 1771, attribuirà la fama di Rolando Dalla Valle come giurista consulente a quei consilia, «illustrati con argomenti foltissimi», nei quali «si decidono le più gravi, e principali controversie De iure in Regnis, Principatibus, Ducatibus, Comitatibus, Marchionatibus, et feudis acquirendo, vel admittendo». Cfr. morano, Catalogo degli illustri scrittori di Casale, cit., p. 4L

84 Due di queste consultazioni, e precisamente la seconda e la terza, erano già state pubblicate nel 1536 (cfr. supra, nota 31), e vengono ripubblicate, unitamente alla prima, nel 1560, e cioè nel momento in cui, dopo Cateau Cambrésis, Emanuele Filiberto torna a manifestare apertamente le aspirazioni sabaude sul Monferrato. Cfr. su quest'ultimo punto, sinteticamente, quazza, Il Monferrato nel centosettant'anni di dominio gonzaghesco, cit., pp. 381-382.

85 Cfr. supra, nota 29.

86 A tale riguardo, una pur rozza e sommaria statistica degli argomenti affrontati nel primo libro dei Consilia di Rolando Dalla Valle ci dice che, su cento consultazioni, otto riguardano il diritto pubblico e in particolare i problemi della sovranità, otto la materia feudale, dieci il diritto e la procedura penale, dieci il processo civile, quattro il diritto canonico, e ben sessanta il diritto privato, con particolare riguardo per i temi delle persone, della famiglia e delle successioni (trentasei consilia), e per quelli delle obbligazioni e dei diritti reali (ventiquattro consilia).

 

 

Epilogo

Attivissimo fino ai suoi ultimi giorni87, Rolando Dalla Valle chiude una lunga, operosa e sotto molti aspetti controversa esistenza nell'avita dimora feudale di Mirabello, il 14 aprile 157588. L'«illustre giurista»89 aveva dettato le sue ultime volontà il 3 gennaio 157190 e, forse sentendo prossima la fine, aveva aggiunto al testamento un codicillo l’11 aprile 157591. A tre giorni dalla morte viene sepolto, come tutti i più importanti membri della sua casata, in San Domenico di Casale, nella cappella intitolata a Santa Maria delle Grazie, ai piedi dell'altare92.

Si conclude così una avventura umana che, tra pubblici meriti e privati compromessi, sembra racchiudere in modo esemplare i caratteri e le contraddizioni del periodo forse più tormentato nella storia casalese e monferrina. Testimone, tra le macerie del mondo comunale e lo stemperarsi delle strutture feudali, dell'affermarsi dell'ancora rozzo e imperfetto assolutismo gonzaghesco, nel quale pure traspaiono i primi germi della modernità, Rolando Dalla Valle si presenta all'odierno osservatore, al di là delle declinanti memorie familiari93 e delle sbiadite citazioni storiografiche, come il tipico rappresentante di un ceto in ascesa, che guarda al di là della tradizionale base fondiaria e feudale, e che ha ormai imparato a maneggiare con perizia gli strumenti di un sapere professionale e tecnico in grado di assicurare prestigio e potere a chi sappia metterlo a frutto con oculatezza.

Ma il Senatore monferrino ci trasmette altresì, attraverso le talora aride forme della letteratura giuridica, l'immagine riflessa ma non per questo meno chiara di quella società delle piccole corti - principesche, ducali, marchionali - che tra Cinque e Seicento segna profondamente la vita di numerose contrade della penisola. Si tratta di una società in progressiva trasformazione, ma che continua a reggersi sull'idea della famiglia intesa come centro e crocevia di complessi rapporti e di frammentati interessi pubblici e privati. Quegli stessi rapporti pubblici e privati che Rolando Dalla Valle, educato ai valori della stirpe propri della classe domi­nante cui egli appartiene, torna costantemente a indagare in ogni sua opera, e che costituiscono le coordinate entro le quali questo sodo ma non disinteressato faticatore del pensiero giuridico ha collocato tanto la propria vicenda terrena quanto il complesso della sua attività di studioso.

 

87 Come dimostra la data di pubblicazione della prima edizione dell'ultimo tra i volumi di Consilia, forse apparso postumo.

88 La morte di Rolando Dalla Valle e l'inumazione nella cappella gentilizia in San Domenico di Casale sono annotate nei Registri Sacristiae et Defunctorum della Cattedrale di Sant'Evasio: «Alii 14 Ap(ri)le sud(d)etto in Mirabello è morto il S(ignor) Orlando D(e)lla Valle Presidente d(i) Casale, sepulto in S(an)to Dominico nella sua sepultura» (Casale, Archivio della Cattedrale di Sant'Evasio, Registri Sacristiae et Defunctorum, vol. IV, 1570-1580, fol. n.n., sub mense Aprilis 1575; la precisazione «in Mirabello» è aggiunta in supralinea).

89 La definizione è contenuta in guasco, Tavole Genealogiche, cit, vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. «Celebre giureconsulto» è invece l'espressione usata alla fine del Settecento da morano, Catalogo degli illustri scrittori di Casale, cit., p. 41.

90 Una copia coeva del testamento, rogato dal notaio casalese Giovanni Antonio Ricci, è stata di recente individuata in A.S.C.C., Archivio Dalla Valle, nel corso dell'opera di riordino di tale fondo. Si tratta di un testo estremamente accurato, che intende prevenire la nascita di contrasti all'interno della famiglia, e che ci informa, tra l'altro, dell'esistenza di un figlio e di una figlia naturali di Rolando. Del documento, che merita ovviamente di essere a suo tempo esaminato con maggiore attenzione, ci limitiamo a segnalare, in questa occasione, la clausola relativa alla destinazione dei volumi giuridici posseduti dal testatore. Da tale clausola risultano in particolare gli stretti legami esistenti con il defunto Marco Antonio Natta, e una manifesta predilezione per l'opera di Bartolo da Sassoferrato, Filippo Decio e Alessandro Tartagni: «Item iussit, voluit et expresse ordinavit quod, secuta morte ipsius illustrissimi domini testatoris, fiat descriptio librorum suorum legalium cuiuscunque qualitatis sint, qui reponantur in uno loco idoneo domus et in tot capsonis a quibus aliquo modo non amoveantur; et specialiter quod lecturae sui Bartoli et aliae habitae quae erant quondam multo magnifici domini Marci Antonii Nattae, consilia Decii et Alexandri, ponantur in una capsa particulari, cum hoc quod nulli accomodentur, quia intendit labores suos conservare filiis et heredibus suis si contigerit eos studere et doctorari. Si autem non studebit aliquis, libros ipsos donat reverendis dominis fratribus monasterii Beatae Mariae de Creta pro libraria conficienda in dicto monasterio, et non aliter. Qui quidem libri eis non tradantur nisi parato prius loco librariae cum bancalibus suis accomodatis».

91 Il documento, al momento non ancora rintracciato, è segnalato in guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I.

92 Nella navata abolita di San Domenico sono ancora visibili talune strutture della cappella dei Dalla Valle, e in particolare uno stemma dipinto nel tondo del soffitto (cfr. ricaldone, Annali del Monferrato, cit., vol. II, p. 1208). Oltre a Rolando, risultano essere stati sepolti in San Domenico di Casale il padre Bonifacio, la madre Filippa Picco, la moglie Maria Della Chiesa, il figlio Ottavio e il fratello primogenito Giovanni Vincenzo. Cfr. guasco, Tavole Genealogiche, cit., vol. X, Dalla Valle, tavole I-III, in particolare tavola I. Il 30 aprile 1575 il letterato Baldassarre Salmazia indirizza «in funere Rolandi» al figlio Ascanio Dalla Valle un'epistola, che viene pubblicata nel 1577: baldassarre salmazia, Epistola a Balthasare Salmatia fraxinetensi scripta pro Ascanio A Valle discipulo suo in funere Rolandi A Valle eius patris clarissimi viri, qui immortali cum laude Princeps fuit sapientiss. et excellentiss. Senatus Montisferrati, Vercellis, apud Gulielmum Molinum, 1577.

93 Nell'ottobre 1980, durante la vendita all'asta degli arredi del castello di Pomaro, già appartenuto alla famiglia Dalla Valle, venne esitato anche un ritratto del «Presidente» Rolando Dalla Valle che, nel Catalogo della vendita degli arredi del castello di Pomaro, Firenze 1980, p. 129, n. 708, viene descritto nei seguenti termini: «Lorenzo Costa (XVI sec.) - Ritratto del Presidente Rolando Dalla Valle di anni 67 - Olio su tela, cm 119 x 83 circa, firmato al centro». Tali dati potrebbero far pensare che il ritratto sia stato seguito in occasione del conferimento al giurista, nel 1567, della carica prestigiosa di Presidente del Senato di Monferrato, e confermerebbero altresì l'ipotesi, affacciata nel corso del presente lavoro, che indica nel 1500 l'anno di nascita del giurista. Il fatto però che il pittore ferrarese Lorenzo Costa (se di tale pittore si tratta) sia morto nel 1535, e l'attuale irreperibilità del dipinto non consentono per ora di trarre precise conclusioni da queste indicazioni iconografìche.

 

Ettore Dezza