Al païs d'Lü, n. 4 (1988), p. 3

 

 

 

U RE DA BÜSSI - Seconda parte

Robi d’na vota

 

La terna di Gajatò

E qui tiriamo in ballo “i Gajatò”, i tre famigerati fratelli, che erano la favola del paese per le loro gesta eroicomiche, per le loro capre da latte e da... tiro, per i loro asini leggendari e spelacchiati: ”a ieru i sarvà dal bric d'Rösa per un po' di terra – “na sarisula” – che avevano lassù.

Di trei, u Cichë' l'era 'I pì fürb”, aveva fatto la guerra '15 – ‘18, sciorinava da protagonista “avanzate travolgenti, cum na lëngua da pulòt e pardinda 'I baveli” e con sussiego ripeteva:”A iò cunsì anca 'I Guvernu, ca l'è amnì a visità 'I frônt... L'era n'argnàc cun dui barbisë virà 'nsü e in mur sùcc, sücc... cu smiava al maestar Cavagna... “.

Il nostro eroe era il frequentatore più assiduo e informato dei boschi del bricco Rosa, il ricercatore più abile di funghi e di lumache, il predatore più astuto di uccelli e di lepri, con trappole e tagliole e ricordiamo ancora i preziosi ricci che accalappiava durante l'ultima guerra e d'inverno erano deliziosi - per quei tempi! - con polenta e... bagna, spezzatino a parte.

Proprio lui è uno dei pochi... “privilegiati” che credeva e raccontava di aver intravisto il terribile “RE”, aggiungendo alle notizie ormai diffuse da secoli un particolare inquietante: “u Re da büssi” tendeva all'alto, si appollaiava cioè sulla cima di qualche grande albero e di lì emetteva un suo sibilo misterioso e lamentoso... “U sibiava, ma d'rar... in poc cmè narsneû e in poc cmè 'n merlu... e u smiava c'al piansìiisa...”.

Queste “rivelazioni” destavano qualche sorriso canzonatorio e nulla più... finché scoppiò il caso clamoroso che scatenò una psicosi di ansietà e di paura, che ha determinato un avvenimento tragico - comico, memorabile ma forse ignoto ai più.

 

La Sitta e il Brigadiere

La Sitta - Zita Tento - era una vecchietta nota a tutti, e molti di noi l'hanno conosciuta e ascoltata e qualcuno può ancora testimoniare che, finché visse, la Sitta ha persistito nell’affermare di aver visto il “Biscione con la cresta”.

Lo ha raccontato a ripetizione a quanti l'hanno frequentata, e negli ultimi suoi anni ha rinnovato queste sue convinzioni in una stalletta della Milla, vicino alla sua abitazione.

... Attraversava la zona alta dei boschi del bricco Rosa, per uno dei tanti sentieri che portavano a piccoli appezzamenti di terreno coltivato e all'improvviso si è trovata di fronte a qualcosa che lei ha individuato in una bestiaccia, come una grossa biscia con la cresta.

Terrorizzata, si dà alla fuga e narra affannosamente la cosa a chi incontra e poi si decide a chiedere consiglio all'Arciprete di S. Nazzaro, Don Quartero, il quale resta interdetto e trasecolato a udire quello che la “Sitta” gli narra e cerca di rassicurare la donna e convincerla che si tratta di un abbaglio: forse un tronco fra l'erba e qualche foglia colorata le hanno fatto vedere ciò che sembrava un serpente con la cresta..., ma lei insiste e non si persuade neppure quando l'Arciprete le presenta un librone - certo una enciclopedia - ove fra le tante figure di serpenti non ce n'è alcuna che porti la cresta...

La povera donna deve aver fatto un po' di rumore in paese e suscitato apprensione, paura, nervosismo fra il popolino (e molta ilarità fra i benpensanti...), tanto che anche “il Brigadiere” - si chiamava così l'attuale guardia - ha preso la cosa sul serio: si chiamava Bottegucci, classe 1873, ed eravamo nell'immediato dopoguerra, anni '20 - '22, in un clima di arretratezza culturale, animato da spinte moderatamente progressiste, come si direbbe oggi.

Alla chetichella, armato di una doppietta arrugginita da anni, si mette a perlustrare i boschi frondosi e misteriosi del bricco Rosa, con il fegatoso coraggio di un veterano dal glorioso passato e in qualche battuta è stato certamente affiancato da qualche zelante battitore (malizioso burlone o convinto sempliciotto che fosse) in questa caccia grossa nei boschi inesplorati del bricco Rosa... Fatto sta che la cosa è venuta a conoscenza del pubblico, che quasi si divideva in due fazioni, come in tutte le situazioni del genere.

Era un incrociarsi di voci contrastanti: di speranza e di incitamento, di scherno e di commiserazione, di opposizione e di disprezzo e di allegra e divertita bonomia. Gli uni: “Stavota ai lu ciapu...”. Gli altri:”Ma fevi fürb... Per la côua, ai lu ciapu... “. I neutri:”S'ai lu busticcu, ai schiccia al valë ant'ieûcc...”. Gli scettici: ”Uà st'veû vëgghi... I pì fürb d'Anvaslasca... Cul pivi, chi turnu... !”.

... E sono tornati alla spicciolata, Brigadiere e... volontari, mai individuati, i quali hanno lasciato meriti e oneri allo sprovveduto brigadiere, passato alla storia del nostro paese per questa mancata cattura “du Re da büssi”, che la leggenda lascia ancora fi­schiare dall'alto del bricco Rosa, allegro e irridente “Signore” del mondo dei sogni.

E tutto è finito in una clamorosa risata generale, che ha lasciato tre soli delusi, ma convinti e irriducibili sostenitori del “Gran Re Ignoto”: ”la Sitta, al Brigadiè e Gajatò”.

Isolati e fieri, hanno conservato nella mente e nel cuore un loro “pensiero dominante” e fra sé, con un marcato mugugno, andavano bofonchiando: ”A iò in bel dì,... ma cula bestia la bütta 'ncùr pagüra!...”.

Angelo Verri