Al païs d'Lü, n. 6 (1988), p. 3

 

 

 

Amstè màgar e arsùrsi d'la miseria seconda parte

Robi d’na vota

 

Giochi e profitti

Senza trascurare lo scopo principale della loro presenza sulle strade, la preminenza su tutto però questi ragazzi la davano alla corsa inebriante sul carrettino a ruota libera lungo le più invitanti discese... Seduto, con le gambe penzoloni, sulla parte posteriore del carretto, voltato col timone a monte a far da coda, ogni padroncino, abbrancato alle sponde, si butta in avanti sgambettando furiosamente per aumentare la velocità del veicolo in discesa, gareggiando con i colleghi che in ordine sparso incalzano, sbatacchiando i loro carretti con audaci zig-zag, con vistosi colpi di coda, mentre le rudimentali rotelle di legno cigolano e ondeggiano paurosamente, qualcuna va in pezzi o parte per la tangente... in mezzo ad una nuvola di polvere che li eccita e li esalta, come campioni sulla pista di Monza...

Andà au Rundò, fonda la biciclêtta...”. Si chiamava così questo tipo di corsa col carretto ed era per loro un divertimento di lusso, tanto invidiato dai colleghi appiedati; e poi ripagava in anticipo la fatica della raccolta della loro povera merce e della risalita a piccoli passi e a varie riprese, tirandosi dietro il carretto che man mano si riempiva “fina a faii anche 'I curm”, se la giornata era propizia e le bestie che li avevano preceduti avevano lasciato... tracce abbondanti del loro passaggio.

E così “tola per tola, carêt per carêt i rifiuti raccattati venivano distribuiti su strati di paglia, di foglie e di erbacce varie negli angoli dei cortiletti e si faceva un mucchio ben ordinato, che cresceva e maturava diventando un buon letame “per angrasà in filagn o na preus per vota e l'aliàm as purtava a parlì cun u sgiarlòt, an spali e as vuiava an tu rut o sa sbardlava ant la preus”. E poi anno per anno aumentava la raccolta e quindi la disponibilità di letame e in proporzione aumentava il prodotto:”ogna sgiarlòt d'aliàm al fava quoich miliu d'üua d'pü”. Può sembrare assurdo, ma da testimonianze sicure risulta che queste piccole progressive migliorie apportate da intraprendenti operatori hanno permesso a molti di superare e scacciare la miseria e a parecchi di raggiungere condizioni di vita decisamente più umane e decorose.

 

Veterani e Capitalisti...

Bisogna sapere che oltre “la flabaia di fiulòt chi gigavu a fà pulid al strà”, al di sopra dell'allegra baraonda di questa “Armata... Brancalebüse costituita da imberbi reclute – “la bassa canaja” – lanciate alla rinfusa sulle strade delle loro magre conquiste, stava un manipolo di veterani esperti e attrezzati: avevano un asinello o un muletto, con tanto di carro “cun agl'isari, agivano da isolati, ciascuno per sé, preferibilmente di notte, per guadagnare tempo, e su lunghi percorsi notoriamente redditizi. Operavano, per così dire, all'ingrosso e sfruttavano più razionalmente la... miniera a cielo aperto di questi rifiuti fertilizzanti, sparsi gratuitamente sulle strade di allora, percorse solo da mezzi a trazione animale. E qualcuno “ca l'ava cà e tera, sënsa l'asu”, pur di fare la sua raccolta, prendeva a nolo asino e carretto a regolari intervalli e si portava a casa sul far del giorno un bel carico remunerativo, anche se gli costava il nolo e gli rubava il sonno: la fatica non la metteva in conto.

Questi veterani, in confronto della massa dei poco abbienti e dei nulla tenenti, erano dei mini... capitalisti: ”sa iavu l'asu, a iavu anche in casòt, in stalòt, in purtiòt e almenu in avgnòt o na sgarìsula... d'angrasà e si davano da fare per farla rendere e progredire. Con le scorribande notturne a largo raggio provvedevano rapidamente il letame necessario “perché as sa che in gran asu al mongia poc, ma u lasa drera quasi nënta....

Avveniva così che anno per anno aumentava reddito e capitale e alla distanza, con un po' di fortuna e molto lavoro, qualcuno di loro “l'è riusì a migià quaicòs, tont da rivà a iesi in bel particularòt, e cun ina bela vaca änt la stala”.

 

Encomio solenne

Vive ancora fra noi qualche anziano che ha visto e seguito questo processo di trasformazione della economia e della società di allora, quando questi oscuri protagonisti di coraggiose e sofferte vicende erano - senza saperlo - figure profetiche alla testa delle “basse forze popolari” in marcia verso il riscatto dalla miseria e la conquista di una esistenza più umana e decorosa e di un relativo benessere.

Potremmo fare una citazione e proporre un' ”encomio solenne” per il più brillante e rappresentativo di questi ultimi “eroi” al tempo della nostra gioventù: ma indichiamo solo con la lettera iniziale M il diminutivo del nome, noto a tutti, a scanso di un processo per “encomio diffamatorio”, data la non eccelsa qualifica della merce che raccoglieva e utilizzava...

Da ragazzo era già Campione della Brigata giovanile che razzolava per le nostre strade, ma da grandicello disponeva già di un proverbiale asinello “puro sangue” ardito e scalpitante, che correva a rotta di collo, incitato dal padroncino spericolato e spavaldo, già esperto raccoglitore di ottimi bottini. Diventato presto Principe dei Veterani... di lungo corso e di lunghe corse sulle strade ad alta resa, di collina e di pianura, dominava su colleghi e concorrenti e ritornava trionfante dalla caccia grossa con carichi spropositati, che facevano invidia a tutti, specie a quelli del giro “chi sugnavu barosi d'aliàm, arbi d'üua e vaseli chi bùiju...”.

Era, ed è ancora orgoglioso del suo duro tirocinio e del suo felice successo nell'esercizio di questa attività... da scarto, che proprio con gli scarti biologici degli animali (specie gli equini, diceva da intenditore) gli aveva consentito “d'angrasà i trei meusa 'd tera d'so pari e iaciar toc c'as sôn giuntà dop e d'rivà a iesi in particular per da bôn, cun al so bestii ant la stala”, che fornivano direttamente ormai la materia prima per l'ingrasso delle terre e lo dispensavano dalle memorabili scorribande notturne del passato. “S'aurìi saveinu d'pü, anfurmevi dal Michelino... che fina cui d'San Michè ai lu ciamavu "Catabisi"... o "bisarò" ”, ma lui di rimando li apostrofava:“Ciciabêrli!”...

 

“E adès, l’è mèj o l’è pès...?”

La battuta di Michelino può destare un vespaio e ritorcersi verso chi rinvanga un miserevole passato ritenuto morto e sepolto e invece vivo nel ricordo e nel cuore di molti.

Par di sentire voci vaganti: ”U smìa in sogn! - Vitti grami d'na vota... - E adès, l'è mèj o l'è pès...? - Ma ai avu nënt atar da scrivi icc inteletual... da scart?”.

Tutto è cambiato: vita, ambiente, mentalità, costume.

Strade asfaltate e pulite: ”ai pasa pü né bestii, né barosi, né carêt e al masnà ai son nonc se cu sia in beu, na vaca, in cavà e n'asu...”. Le nostre case sono confortevoli, le vecchie sono allo sfascio, i rustici abbandonati e cadenti, le stalle deserte, i fienili con le occhiaie vuote e i tetti sfondati e tanti appezzamenti di terra ridotti a sterpaglie, le vigne diradate e destinate a scomparire... Il tutto poi dominato e rallegrato dal rombo dei motori a timbro, a ritmo e a scoppio diversificato in un concerto di rumori assordanti e irritanti che fra macchine, trattori, camion e TIR “at fon amnì veuia d'andà sta an Batlèm o d'fa na cabana ant i bosch dal bric d'Rösa...!”.

Eppure questi aspetti negativi del progresso, se destano mugugni e rimpianti in qualche anziano, non toccano la massa e tanto meno i giovani, cresciuti e inseriti nel nuovo clima di benessere economico e sociale, purtroppo scarso di valori spirituali e morali. Per cui fra le voci che si leveranno a commento di questa ignota e inattesa “Panoramica della miseria” si potrebbero udire anche queste: ”Uardè se c'am fon lesi... che da ch'indrera, cit e grond amputarà da la testa ai pè, iandavu a rabaià dal purcarìij per la strà...! E as cardivu d'sputarasi da la miseria...”.

Certo, fra lettrici e lettori più sensibili, raffinati e alquanto colti, qualcuno potrà sentirsi leso e offeso nella sua dignità di luese per bene... e con disgusto e distaccato sussiego sentenzierà: ”Absit!... Nec nominetur in nobis...!”. “C'al veu dì: Scareri...! Robi da nonc minsuna’! “.

Se fosse così – “ma i pì toncc ai lasu curi e i cetu anca sta... surtìia” – dovremmo batterci il petto, ginocchioni, e almeno far finta di scusarci, balbettando: ”l'era na chiriusità... l'ômma nënt facc a po­sta...! E 'nveci... uardonda ancura andrera... au nost pa­sà... cun tonta gënt ca la tribilava... an ven na veuia mata d'cria' fort: A l'ômma propri facc a posta...! Sômma pì ric, sômma pì smorbi e mai cuntënt...! A posta... per davla da nasà...!”.

Angelo Verri